Dj FastCut Dead Poets 3 2021 - Rap

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Una schiera di rapper eterogenea e compatta si riunisce ancora una volta intorno alla setta di Dj Fastcut

‘Dead Poets III - Maledetti’ è il terzo capitolo della saga della setta dei poeti estinti, dopo un primo episodio targato 2016 e un sequel in dimensioni da kolossal con oltre 60 rapper spalmati su due album. La nuova fatica si presenta in una statura più contenuta, ma è ancora una volta uno showcase massiccio di un certo modo di fare rap messo in scena sulle basi del producer romano, per un totale di 17 tracce, 50 minuti di musica e oltre 40 rapper di varia estrazione. Impossibile nominarli tutti, ma si va da Verona a Napoli, dai numi tutelari della prima scuola rap italiana come Frankie Hi Nrg, Tormento e Polo de La Famiglia a nomi di peso del nuovo millennio (Caparezza, Murubutu, Clementino, Willy Peyote), fino a nuove leve e veterani della setta di Dj Fastcut (Mattak, Sgravo, Wiser). Un album quindi per forza di cose estremamente vario, ma che alla fine riesce a conservare una coerenza maggiore rispetto alla maggior parte degli album di producer e, diciamoci la verità, anche di tanti album infarciti di featuring dettati dall’algoritmo di Spotify. Questo perché, nonostante la vastità del cast, quasi tutti gli MC presenti sono accomunati, al di là dell’età anagrafica e dallo status di veterani o meno, da una certa distanza rispetto agli stilemi del rap mainstream degli ultimi anni. Così, è proprio la trovata narrativa della setta a fare da trait d’union tra parecchie canzoni, a cominciare dai manifesti Intro e La caccia: la gimmick dei rapper carbonari che continuano a rappresentare una concezione di rap più “pura” rispetto a quella dello show business contemporaneo può sembrare una gimmick un po’ stucchevole, ma alla fine è un buon pretesto per lasciarsi andare a una delle più classiche dinamiche del rap, lo scontro verbale e le punchline d’effetto, e mettere su un teorema satirico, feroce e ben a fuoco, sulle idiosincrasie del rap moderno e del suo contesto storico/culturale. La tracklist copre comunque un grosso spettro di stili e tematiche, tra inni di strada (Click Bang Bro), testi più introversi (Nocturnal, Sindrome di Stendhal), politica (la dotta lezione antifascista di Ripasso di storia ), con l'estrema varietà di flow, vocabolario e riferimenti culturali che ci si può aspettare quando sul beat ci sono fuoriclasse della penna come Murubutu e Caparezza, due generazioni della scena napoletana (tra cui spicca Oyoshe, mai abbastanza apprezzato) e delle altre capitali dell’hip hop italiano, nuovi gruppi promettenti come Triflusso. Alla varietà di flow e metriche fa da complemento il ventaglio di produzioni: hip hop classico, scenari più sperimentali (Nocturnal), crossover, un sacco di chitarre blueseggianti e acustiche (Famme dormì ha quasi una vibe da stornello moderno), diversi momenti sfacciatamente pop (Smackdown con Caparezza non sfigurerebbe nelle radio generaliste). Merito soprattutto della versatilità di Dj Fastcut, che si conferma un beatmaker estremamente capace ma anche una figura in grado di raccogliere la crema di una certa scena rap italiana intorno ad un’idea e tirarne fuori un lavoro organico nella sua eterogeneità.

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La recensione Dead Poets 3 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-01-19 15:58:38

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