Grenouille Grenouille EP 2006 2006 - Noise, Indie, Alternativo

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Parlate pure di Pasquale Defina. Parlate, dite, dite pure che la mia è solo fashion victim’s attitude. Poi parlate pure di Umberto Palazzo, chè io son solo posa & attitudine. Fate. Bla bla bla. Perchè adesso grazie a questi ragazzi ho la dimostrazione di avere ragione. E cioè: si può fare ancora rock italiano senza annoiare brutalmente o senza scatenare rigurgiti nostalgici del fu Piero Pelù. Si può scrivere canzoni di rock e in italiano senza sembrare dei Godano mascherati o degli Agnelli in la minore. Si può rivisitare i Tre Allegri Ragazzi Morti senza uscirne tumefatti. Si possono ascoltare Soundgarden e Pixies e lasciarli nella teca, là, ammirati. Benvenuti ai Grenouille. Cazzo, ci voleva un po’ di grunge vecchio stile ma bello fresco. Semplice. Onesto. Ruspante e vivace.

Verve al massimo per questi ragazzetti che in due pezzi ci fanno godere come non ci si sperava quasi più. Prima, una canzone candidata a diventare l’inno dei teenager di tutti i licei di Milano, con ritornello killer e parole da anthem: “Milano sta bruciando, ma non mi sposterò”, e via che il pugno chiuso s’innalza su un paio di chitarroni belli in overdrive. Poi un secondo pezzo dal titolo bellissimo e dal testo altrettanto importante: “Io, Te, Milano E L’Anoressia”, storia delicata raccontata con il tatto di chi riesce a trasformare esperienze (forse) personalissime in storie da convidere. Ok, trattasi di un mezzo plagio degli Alice In Chains, con quelle due voci a dividersi le ottave e il giro di basso a creare il groove. Ma i ragazzi ci sono e sono credibili, riuscendo sempre a rimodulare le influenze in pezzi che non sentono sul proprio collo il fiato di nessuno. E che, anzi, pesano, come quando il rock italiano diceva delle cose intelligenti senza doverle tradurre in inglese.

Concludo, chè alla fine si tratta giusto di un paio di pezzi. Se i Grenouille li hanno casualmente imbroccati, e poi mi fotteranno banalizzandosi mortalmente e iniziando a enfatizzare le vocali, allora mi merito Defina o Palazzo e il loro lamento ininterrotto per tutta la vita. Se invece al prossimo giro il livello qualitativo di questa band rimarrà di questo calibro, be’, vorrà dire che a volte certi segni poetici, certi tratti comunicativi raffinati o certe ingenue trovate significano qualcosa.

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La recensione Grenouille EP 2006 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-04-20 00:00:00

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