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album Onda - Fiamma Fumana

recensione Fiamma Fumana Onda

Mescal / Audioglobe 2006 - Folk, Elettronica, Alternativo

RECENSIONE
18/05/2006

Terzo disco per i Fiamma Fumana, creatura dell’ex Modena City Ramblers Alberto Cottica. Il quartetto si trova a dover affrontare il cambio di vocalist, da Silvia “Fiamma” Lombardi a Lisa Kant. Il nuovo elemento si pone con decisione sulla scia bjorkeggiante di chi l’ha preceduto, facendo sì che il passaggio non sia traumatico per il suono del gruppo, anche se nel complesso si registra una lieve perdita, dal momento che Lisa Kant non possiede quella particolare freschezza nel canto che caratterizza la voce di Fiamma.

Ad ogni modo, dopo i primi due lavori, convincenti nella loro ibridazione del patrimonio popolare emiliano con elementi elettronici, per il gruppo si tratta della prova del fuoco: il tentativo di uscire dalla nicchia.

Per raggiungere l’obiettivo, puntano a rendere radiofonicamente più appetibili i propri pezzi. La strada è tracciata in modo evidente dal brano portante dell’intero disco, “Prendi L’Onda”. La semplice lettura della lista dei collaboratori fa già intuire l’impegno profuso dal gruppo nel produrre questo singolo, dalle voci rap di Jovanotti e dell’Asian Dub Fondation Mc Navigator al “rapimento” di due terzi della sezione ritmica dei PGR. I risultati si avvertono, sensibili: il brano suona bene, scorre allegro e vitale. Però. Però non lascia il segno, perché è un brano assolutamente mediocre, con un testo da puro tormentone estivo ed uno spessore complessivo davvero minimo. Problema analogo, di fatto, si ripresenta ogniqualvolta il gruppo cerca di battere una strada più mainstream, ad esempio in “Non Di Sola Andata” e “Check In”, probabilmente il punto più basso di tutto il cd: ”Check In, adoro partire / Amo le hostess, amo il duty free / Check In, mi piace guardare la mia borsa all’aeroporto / ai raggi X”.

Un disco così può irritare, risultare vuoto, ma una reazione di questo tipo sarebbe sbagliata, perché pezzi belli ce ne sono; guarda caso, però, si tratta dei pezzi maggiormente legati al passato, sia in senso storico (tradizionali) sia in senso strettamente artistico (i dischi precedenti della band). Non si tratta quindi di semplice passaggio a vuoto, bensì di una grave errore di calibrazione in fase compositiva, perché la volontà di allargare il proprio pubblico è come sempre legittima e assolutamente da rispettare, ma non può risolversi nella creazione di brani impalpabili. E invece, questo è ciò che accade. E allora un disco così può solo fare incazzare.

Tracklist

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Commenti (3)
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  • deadsuit 19/05/2006 ore 20:33

    Penso che questo sia uno dei dischi più brutti che io abbia mai sentito.

    > rispondi a @deadsuit
  • Elisa Orlandotti 20/05/2006 ore 12:23

    quoto!

    > rispondi a @elisa
  • Elisa Orlandotti 20/05/2006 ore 13:38

    tra l'altro la recensione è azzeccatissima, bellalì marco! :)

    > rispondi a @elisa
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