Turbolence Fetish Rock 2006 - Rock

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Più che Turbolenza sembra Avvilenza. Ma che roba è? Una jam session fra anonimi incazzati-insicuri-w il whisky? Bocciati. Non si capisce nulla, uno zibaldone di generi a caso, che disorientano e stancano. Alla numero sei mica si arriva.

Il pezzo di apertura, una bella e maledetta canzone hard-pseudo-blues rock-boh, dove a cantare c’è un ibrido fra i Metallica e il Piero Nazionale sbronzo, probabilmente è stato registrato con la batteria sul balcone, o quantomeno lontano da qualsivoglia microfono. Con la seconda canzone entriamo invece in un respiro più ’90, un’apertura struggente quasi crossover, con una morsa però riportato tutto all’ordine, decisamente metal ottanta, che stringe, stringe stringe. E poi c’è la vita spericolata. E poi il caos.

Questo lavoro ha una struttura che va oltre il suono, è sperimentale, qui ci sono vere e proprie onomatopee, i trinn trin trinn improbabili sui piatti che dovrebbero fare ambiente invece non fanno niente, ululati di chitarre, yeahaa vocali. Passaggi e cambi poco fluidi e opportuni.

I ragazzi sembrano un po’ confusi o per lo meno questa è l’impressione.

E comunque sempre il solito sottoprodotto italiano pseudo rabbioso, pieno di eccessi, dove sesso droga e rock’n’ roll sono esausti d’esser citati.

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La recensione Fetish Rock di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-04-13 00:00:00

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