Le Pietre Dei Giganti Veti e culti 2022 - Stoner, Rock, Psichedelia

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Un'opera musicale esoterica, dai contorni tribali e trascendentali. Una perla di stoner rock ambizioso e autorevole.

Veti e Culti è il titolo del secondo album della band fiorentina Le Pietre Dei Giganti, formazione che aveva esordito con Abissi nel 2019.

Per questo nuovo lavoro, distribuito da Goodfellas e da Sony/The Orchard, il quartetto ci propone un viaggio di nove tracce all'interno di atmosfere che richiamano lo stoner e il prog anni '70.  Le Pietre dei Giganti ci propongono uno scenario musicale esoterico, nel quale la natura emerge nei suoi aspetti più sinistri. La necessità di domarla si traduce in un rito musicale e trascendentale, in un percorso di distinzione netta tra bene e male. L'apertura è affidata a "Foresta I" e "Foresta II", con il primo a proporre armonie in linea con i Genesis e i Jethro Tull e la seconda che va a scavare nei labirinti oscuri di band come Sleep, Kyuss, ma anche Pallbearer. Tutto rigorosamente cantato in italiano. E sì, l'effetto ottenuto è sorprendente e straordinario.

Le atmosfere sacrali di "Foresta III" ci riportano alla mente gli esperimenti prog dei gruppi italiani degli anni '70, con qualcosa che potrebbe essere ricondotto anche al nu jazz made in Uk (intermezzo di tromba seguito da un groove di basso pirotecnico). La title track è un dialogo tra il soggetto e la propria ombra, un brano che rivela tutta l'essenza concettuale di questo lavoro superlativo e per certi aspetti romantico, tra echi di Blake e scorci pasoliniani. Il resto del disco ci porta sui territori apocalittici di "Ohm" e su quelli hardcore di "Piombo", in una miscela di suggestioni e generi che da tempo non apparivano così perfette.

Veti e Culti è un disco ambizioso, filosofico, ardito. Ma nascondersi dietro gli aggettivi e gli elogi sarebbe riduttivo, stiamo parlando di un'opera musicale con pochi precedenti negli ultimi anni di musica italiana. Le Pietre dei Giganti ci propongono una direzione sonora permeata di atmosfere primordiali che si lasciano prendere per mano da istinti moderni, elettronici, con la canzone d'autore a fare da machiavellico sfondo di tutta la struttura. Abbiamo uno dei dischi migliori degli ultimi tempi di rock italiano, nell'accezione più generale del termine: demoniaco e spirituale, denso e creativo, da ascoltare e riascoltare.

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La recensione Veti e culti di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-02-25 00:00:00

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