07/07/2006

Niente giri di parole per i Fiub: un duo, chitarra, batteria e voce, riff di granito a declinare il blues in salsa hard per figliare rock 'n' roll e dipingersi stoner.

Come dite? Già sentito? Certo! Va di moda in questi anni rimanere in pochi, quel che basta per non rimanere soli, lasciare a casa uno strumento, ma anche due, facciamo tre e tenersi lo stretto indispensabile per creare vibrazioni. La prima pubblicazione dei bergamaschi si intitolava “Brown Stripes” e questo basterebbe a raccontarne il suono, oltre che una certa ironia e consapevolezza.

Non si può sfuggire alle ombre striate di Jack e Meg quando si decide di lasciare a casa il basso e andare alla radice, ma in fondo nemmeno loro hanno inventato nulla e, per quanto concerne le radici, ognuno ha le sue.

“Ciubirismeicheuan” racchiude in sé gli ascolti di due ragazzi di provincia cresciuti a pane, birra e distorsioni varie, il grunge che venne a mostrare la via, gli immancabili Quens Of The Stone Age, qualche passo nella direzione intrapresa dai già derivativi Black rebel motorcycle club e la voglia di aprirsi a suggestioni altre (la psichedelia trasognata di “Clocks”). Un disco che si inscrive perfettamente nel marasma revivalistico dei nostri giorni, ma senza timori di sorta reclama il suo spazio e lo fa con un suono potente e corposo, supportato da una tecnica più che buona e almeno due gioiellini che rispondono ai nomi di “Pipòu” e “Suicide Booth”. Da consumarsi a volume vergognoso e, possibilmente, live.

Commenti (4)

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  • Marcolino 15/07/2006 ore 17:17 @marcolino

    stupendo :]

  • TheOtis 17/07/2006 ore 13:29 @theotis

    io nn commento perchè abitiamo vicini e potrebbero uccidermi ! :]

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