21/09/1998 di Lino Terlati

Finalmente un gruppo italiano cerca di rivelare attraverso la musica i misteri dell'antico Egitto e lo fa con egregia maestria; infatti le parti strumentali sono tutte ricche di tecnica. Peccato che il cantante si ostinii a cantare in modo doom, una voce normale avrebbe reso piu' inquietante ed affascinante l'intero lavoro. "Enchiridion" presenta 9 pezzi tutti sospesi fra paradiso ed inferno, suoni celestiali e stacchi tenebrosi. Infatti "Moon of Darkness" chiarisce palesemente questo concetto ed il brano e' meraviglioso. Sostenuto dalle tastiere angeliche e dalle chitarre che tagliano come lame d'acciaio. Veramente delizioso poi lo strumentale "AKH" tutto giocato su arpeggi di chitarra e da un basso guida. I Will O' Wisp non tentano semplicemente di riproporre atmosfere del regno di Osiride, ma piuttosto elaborano tutto secondo una loro visione, scrivendo tutti pezzi originali. E per l'Italia comunque e' un tentativo nuovo, loro sono al di fuori di qualsiasi corrente o genere! Certamente sorgono mille domande che soltanto un'intervista con i Will O' Wisp potra'chiarire. Bellissima la copertina, affascinante, arcana e misteriosa. I Will O' Wisp e' un gruppo che opera a Rapallo. Non mi sento di definire il loro genere progressive perche' non lo e', come nemmeno metal, e nemmeno sperimentazione, sta di fatto che quando ascolto la chitarra di Paolo Puppo avverto piacevoli vibrazioni.

"Born again" si apre con una fisarmonica per entrare in un caldo vortice, l'antro di Enchiridion, creatura di Dio. Molto bello poi ritrovare i nomi della dea MAAT, Annui, il culto di Ra, il grande Scarabeo, ma non stiamo leggendo un libro di Christian Jacq. Li immagino dal vivo in una caverna, o su un palcoscenico nelle grotte di Toirano, contornati da stallattiti, laghetti umidi, ed immagini di streghe e le pareti intrise dalle loro melodie.

Magia o stregoneria?

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