Dal Friuli arriva una visione altra del pop, con i TAUT che formalizzano un esordio discografico lontani dalle tendenze del momento
Esperienze trasversali a fare da sfondo alla formazione dei TAUT, band triestina che pesca da trascorsi eterogenei per edificare una propria, e personale, via del suono: col sovraggiungere dell'estate, arriva la prima prova discografica omonima, realizzata in totale indipendenza.
Sono nove le canzoni cheAlice Micol Moro, Fabio Santarossa eValentina Soligo hanno realizzato per posizionarsi sulla mappa geografica della scena indipendente: i contorni segnati dai generi musicali sono molto sfumati, e su una matrice sostanzialmente pop si ramificano molteplici incursioni che spaziano dall'elettronica a ventate più cupe, senza riunciare a episodi che strizzano l'occhio al passato. Piacevole notare, in tale contesto, anche un certo animo blues restituito più dalle sensazioni emotive che da precisi crismi d'esecuzione performativa: è un incedere oscuro nell'animo, a tratti solenne, che contribuisce a formalizzare un esordio discografico che tutto si può definire tranne che scontato.
Merito ai TAUT nell'aver preso una strada originale, propria, inedita e veramente sperimentale: in mezzo a una savana di esercizi di stile e copie carbone, dal Friuli giunge una confortante visione altra rispetto a quanto sia recentemente sulla cresta dell'onda. L'auspicio è che tali passi inaugurali possano risolversi in sviluppi ancora più convincenti e che sappiano coinvolgere frange sempre più ampie di ascoltatori.
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La recensione TAUT di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-06-22 00:00:00

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