18/01/1999

Se i Pavement fossero italiani sarebbero sicuramente nati ad Ancona, che guarda caso e' proprio la citta degli straordinari Yuppie Flu.

Questa band emergente ci regala uno di quegli album che quando ascolti in cuffia non sai a quale orecchio dare retta.

Lingua inglese e cantato stonato, filtri ed effetti elettronici, compressioni e distorsioni, deviazioni noise e melodie pop...c'e' un po di tutto in questo splendido Automatic But Static.

Esordio in grande stile con Nephology brano degno di conquistare la vetta delle chart inglesi con il suo powerpop elettronico.

Si prosegue col contrasto tra melodia, distorsioni e suoni spaziali passando per le splendide No air in the mir e Elemental o la straordinaria Shuttle song che si chiude con i rumori dallo spazio racchiusi in Turnip Soup, brano in cui compare la chitarra di Amoury degli Ulan Bator.

Non mancano comunque momenti di pop piu' classico come Digital Girl e Cheap as Bread o la dolce Yup-flux, brani comunque accompagnati da una voce personalissima la cui onda sonora sembra improvvisamente distorcersi per poi tornare al giusto pitch.

Un CD che tutti gli amanti delle sonorita' elettroniche e "pavimentose" devono assolutamente ascoltare.

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