Fitness Pump Riviera 2006 - Pop, Indie, Elettronica

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Non è che sostengo la Tafuzzy records per partito preso. In realtà un po’ sì, o almeno, per un po’ è accaduto. Perché il primo impatto è stato di sicuro incantevole. Le copertine fotocopiate. La bassa fedeltà. La timidezza con cui questi ti si avvicinavano le prime volte – e dire che il mio primo incontro con la suddetta non è nemmeno avvenuto grazie a Rockit, ma per una testata decisamente “minore” e sicuramente non degna di nota.

E’ stato amore a prima vista, lo ammetto. E di conseguenza, poi, uno ci mette del suo per stare dietro alle uscite, cercare le anteprime e essere informato su tutto. Parlarne bene in giro. E questo disco dei Fitness Pump è stato un po’ la batosta, la classica che arriva quando sei innamorato forte. Perché dopo i miei tanti pensierini lo-fi, sentire questo “Riviera” mi ha deluso parecchio. Diciamo pure che sentire una certa somiglianza con gli Amari non mi andava giù. Il desiderio di fare un bel disco pulito. E tutte queste smancerie mielose fine a se stesse. Mi è sembrato che ci fosse il tentativo di fare “il salto” pur non avendo né le gambe adatte, né tanto meno un effettivo ostacolo da superare. L’unica che mi piaceva era "Rimini" – "il dj sta spaccando la consolle c’è sempre tecno e house sul giradischi, c’è sempre un buon motivo per sbattere le mani. Quindi sbatti un po’ le mani". E questi immaginari da cartolina, tipo "Il mare d’inverno" di Ruggeri – cantata da Loredana Bertè - non facevano che aggiungere una patina in più a canzoni, per me, già troppo patinate.

Questo le prime volte. Ma poi il giudizio cambia se si riesce a sentire il disco tutto d’un fiato e poi ripetere l’ascolto, ancora e ancora. Perché “Riviera”, nel suo complesso, è un mondo a parte. Sia per musiche che per contenuti. Va bene, la somiglianza agli Amari è presente. Ma il modo grezzo con cui si usa l’elettronica. Il mischiare residui di registrazioni casalinghe ai suoni più freddi del computer e poi, magari, distorgere tutto di nuovo. Usare sia il vocoder e la drum machine ma anche la chitarra registrata quasi su cassetta. Il lo-fi più bello non è quello che fa tanto con poco, ma quello che con i pochi mezzi riesce a fare quello che vuole. Può essere banale come concetto, ma perdere l’attitudine “alta” nella musica – a mio avviso – è la cosa più bella che ti possa capitare. Di sicuro.

Comunque, “Riviera” ha una sua poesia a bassa fedeltà che se ti prende non ti lascia più. E’ un microcosmo in cui vieni risucchiato e quando ci sei dentro, nelle sue dolci dimostrazioni d’amore, nelle sue insofferenze ancora adolescenziali e le speranze di essere maturi, un giorno. Quando vivi così la riviera, così, quasi come in un fumetto, e ti senti a casa. Quando ti succede questo, grazie a un disco, direi che quello è decisamente “un buon disco”. “Riviera” dei Fitness Pump è uno degli album più interessanti sentiti ultimamente, riconferma la Tafuzzy tra le mie preferite, e spinge le speranze che questi ragazzi abbiano un futuro florido e felice. Glielo auguro.

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La recensione Riviera di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-09-19 00:00:00

COMMENTI (3)

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  • deadsuit 16 anni Rispondi

    intelli-pop?

  • acty 16 anni Rispondi

    speriamo...
    ...è ora che ci ridiano indietro le frasi da usare tutti i giorni... ho bisogno di citazioni nuove...

  • enver 16 anni Rispondi

    molto semplicemente, il disco italiano della mia estate. Concettuale, brillante quanto opaco, pieno di verità. Oltre agli Amari ci vedo Sinigallia. E perdio, finalmente canzoni che dicono qualcosa... "Ridere ridere ridere" è meravigliosa al pari di "Pum pim pam" e "Rimini"... per me sta nascendo una 'scena' (o sinonimo) intelli-pop che con En Roco, Numero 6, Carpacho, ovviamente Perturbazione, magari i c|o|d, ha qualcosa da dire davvero.

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