Indian Wells No One Really Listens to Oscillators 2022 - Strumentale, Elettronica

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Il producer calabrese ci porta a una rinnovata attenzione verso i dettagli, in cui scoprire mondi sonori enigmatici e affascinanti

Indian Wells (nome d’arte di Pietro Iannuzzi), è un producer e compositore calabrese affermatosi nella scena elettronica italiana (e non solo) grazie ad un sound deciso e ricco di colore: una techno raggiante ed emotiva che gli è valsa la pubblicazione del suo ultimo album via Mesh, l’etichetta di Max Cooper, producer tra i più importanti dell’elettronica contemporanea. Questo suo ultimo disco, dal provocatorio titolo No One Really Listens to Oscillators, la cui stesura è iniziata nel 2020, trova la sua ispirazione in luoghi ed eventi tra loro molto diversi, ma legati da un modo preciso di guardare le cose, da una attenzione ai dettagli, a cui spesso siamo disabituati.

Una di queste ispirazioni viene da un articolo del New York Times sulle opere architettoniche incompiute, di cui la Calabria è piena. Nello specifico, da una scala mobile in mezzo al niente a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, che dà il titolo alla prima traccia del disco, An Escalator in a Storm Incompiuto Part I: si inizia con uno sfrigolare insistito, che dopo poco accoglie un crescente numero di linee di synth, fino a formare una sorta di tappeto melodico sul quale galleggiamo per tutta la durata del brano. Questo momento ambient e misterioso si discosta dalle atmosfere a cui ci aveva abituati in passato Indian Wells, mantenendo però l’attento sound design che caratterizza le composizioni del producer calabrese e aiutandoci a calarci dolcemente nel reame sonoro del disco.

A questo si collega concettualmente Life of JS (Incompiuto Part II), brano dedicato a Judith Scott, artista sorda e – come la figlia di Pietro, nata nel 2020 – con la sindrome di Down, di cui possiamo vedere un'opera in copertina. L’artista statunitense, proprio per via della sua condizione, è stata considerata in passato come una persona “incompiuta”, un preconcetto che Indian Wells si propone di smontare con questo brano: un componimento che continua sulla falsa riga ambient di Incompiuto I, aggiungendo elementi glitch e leggermente distorti. È proprio attraverso una attenta osservazione dei dettagli che possiamo andare oltre un primo giudizio superficiale, che nel caso di Judith vuol dire superare il pregiudizio verso il "diverso", mentre nel caso di Indian Wells vuol dire soffermarsi davvero nell'ascolto dell'opera.

È per questo se la traccia che dà il nome all'album si chiama così: una perfetta fotografia di Pietro, mentre ammattisce nella calibrazione del suono di un synth, chiedendosi se davvero qualcuno darà peso ai micro-aggiustamenti a cui sta lavorando. Trainata da una linea di batteria decisa ma non invasiva, il brano si compone di una moltitudine di frasi di synth diversissime tra loro per timbro, volume, distorsione e riverbero. Un esercizio interessante qua è proprio quello di ascoltarla e ogni volta cercare di concentrarsi su un suono diverso, di modo da apprezzarne le differenze e cogliere il lavoro minuzioso che Indian Wells.

Così come in Before Life, marcatamente ambient il cui cuore pulsante stavolta è davvero un cuore pulsante: quello della figlia di Pietro, campionato durante la prima ecografia. Questa traccia incapsula molto bene le due anime di questo disco: quella più riflessiva, fatta di distensioni armoniche e ampi spazi, e quella più diretta, fatta di crescendo di synth e sonorità martellanti. Indian Wells ci chiede di guardare ed ascoltare tutto quello che ci circonda con rinnovata attenzione e sensibilità. Sicuramente il suo album le merita.

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La recensione No One Really Listens to Oscillators di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-07-15 00:00:00

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