Post Contemporary Corporation Gerarchia Ordine Disciplina 2006 - Sperimentale, Indie, Elettronica

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Nell’era del “post”, dove il “pre” è antecedente scomodo e urtica la schiena come un maglione infeltrito, sorge la Post Contemporary Corporation. Nucleo di volti e suoni che affidano la propria sostanza ad una voce imperiosa e cadenzata-muezzin, che spara testi-proiettile sulle nostre teste-bersaglio. I PCC hanno scelto il loro “dopo-cosa” già nell’autodefinirsi. Un rifiuto (se non pretenzioso o celebrato per moda) ha vari volti, in primis quello della conoscenza profonda di ciò che non si accetta.

Partono dal concreto reale e quotidiano e lo smembrano a morsi. Delle cose sanno gli odori, il sapore, le pieghe più turpi, non l’aspetto esteriore. La chiamano “letteratura da ballo”. Per me è “parola da guerra”, armata e senza scampo, mandata in circolo nel corpo, sussultoria, ruvida e vetrata, volutamente provocatoria nel suo eccedere in tono e perentorietà. Parola sostenuta da possenti ed enfatiche sonorità che mischiano pop, psichedelica ed industrial, degni del rock dei Devo ma anche Kraftwerk e Neu.

Mi piace questo album-reading arguto. Mi ricorda, certo, altre esperienze d’ascolto, ma mi colpisce per l’ironia non leggera, mai di facile presa, pesante come un macigno legato alla caviglia. Certamente efficaci dal vivo -posso immaginare-, sono qui costretti nelle spire di un cd, ma riescono comunque ad uscirne solidi. Il titolo del lavoro è già un rituale, da ripetere in una sorta di preghiera buddista al contrario. Se lo leggi come acronimo, piove dall’alto come divinità. E richiama, nel concetto, la prima traccia, che non è altro che la recitazione sonora del "Manifesto del Futurismo" di F. T. Marinetti, in tutta la sua enfasi letteraria. Si può imprecare elegantemente? Sì. Il front-man Valerio Zekkini lo fa, un tipo che – citandolo – è un pavone sonico adriatico che si fa cantore, lancia strali contro il benessere e ruota invettive attorno all’altare degli “-ismi”. E’ un provocatore mediterraneo che recita in un italiano accorto e, se non basta, anche in spagnolo. Il progetto, se i tempi avessero coinciso, sarebbe potuto uscire dritto dritto dal Consorzio Produttori Indipendenti. Ed un tocco concreto di quell’ispirazione in fondo c’è. Con Zekkini e gli altri è, infatti, anche l'ex chitarrista dei Disciplinatha, Dario Parisini. I PCC si muovono con sorprendente naturalezza tra gli inganni delle ideologie ed i lustrini del trendy a gogo, come fossero nel salotto trash di un Andy Warhol che coinvolge i Velvet Underground in uno dei suoi deliri creativi e fa recitare ad una Nico truculenta Morrissey e Pasolini.

PCC: figli di un dio del post minore, di grandezza inversamente proporzionale all’indifferenza.

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La recensione Gerarchia Ordine Disciplina di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-07-24 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • enver 15 anni Rispondi

    checché ne dicano certi amici miei, a me piace un tot