Kama
Ho Detto A Tua Mamma Che Fumi 2006 - Cantautoriale, Pop

Ho Detto A Tua Mamma Che Fumi

Il disco di Kama era piuttosto atteso. “Ostello Comunale” ha avuto un numero impressionante di download, poi video in rotazione, speciali on-line di Mtv e comparsate sul divano della Maugeri. Ma, al di là della promozione, a creare aspettative c’era un demo di un paio di anni fa, “Uno Specchio, Un Lavandino”, che aveva ricevuto, anche da queste parti, notevoli apprezzamenti. Questo il passato. Lecito attendersi molto.

E lecito anche dire subito che, pur mantenendo pressoché inalterati i riferimenti musicali, queste attese non vengono del tutto ripagate. Anzi. Delle undici tracce presenti, quattro consistono in nuove versioni dei pezzi del demo, per i quali la novità, fondamentalmente, risiede in una maggiore pulizia e cura, con abbandono netto delle sonorità lo-fi che ne caratterizzavano la vita precedente. I brani erano e restano belli, cambiano d’abito ma non perdono forza, a parte “Passami un po’ di vita…”, che, dotata di un testo non propriamente riuscito, si sorreggeva grazie alla sgangheratezza del contesto.

Dei pezzi nuovi sono da sottolineare il già citato singolo (potenzialmente un inno generazionale), “Festa Privata” (una sorta di “Sapore Sapido Bis”, a conferma delle capacità di Kama di cantare il piccolo e il privato) e la circolare “Principessa alle Sei”. Per il resto si arranca un po’. E in alcuni casi ci si incaglia, come nella scivolosa tripletta centrale, in cui la retorica banale di “Oggi ho vinto a Risiko” e “Marmitta Paralitica” stringe d’assedio la pochezza di “Lulu”, pericolosamente parente dello “Shock” di Pedrini.

Ed è un peccato, perché, a parte quest’ultima, le linee vocali di Kama invitano con insistenza al sing-along e musicalmente i pezzi prendono, con il gruppo che suona bene e si conferma validissimo anche dal vivo.

L’impressione è che sia sfuggito di mano l’equilibrio di surreale e non-sense, con cadute a volte pesanti; il risultato è un disco altalenante, con dei picchi notevoli ma con troppi momenti mediocri. Si resta quindi con l’amaro in bocca, con la sensazione che ci sarebbe potuto essere molto di più. Ma anche con la consapevolezza che quel molto può arrivare. Si spera presto. Perché Kama è bravo. Di questo si resta convinti.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.