Virginiana Miller Fuochi fatui d'artificio 2006 - Cantautoriale, Pop, Alternativo

Primascelta!Fuochi fatui d'artificio precedente precedente

Fiabe inafferrabili, frammenti di pensiero, fatti storici, invenzioni d’autore. Racconti che sigillano l’immaginazione nei sentimenti

Avevo ascoltato il disco dei Virginiana Miller e non mi era piaciuto. Suoni deludenti, melodie inefficaci, voce poco convincente. In realtà non avevo capito nulla. Perché questo disco andrebbe conservato nelle biblioteche. E’ accaduto in un istante. Ascoltando di nuovo, svogliatamente. Un piccolo dettaglio, un’emozione imprevista, la pelle d’oca. Improvvisamente sono esplosi i significati e “Fuochi fatui d’artificio” si è rivelato per quel che è: un piccolo capolavoro di cantautorato moderno. Uno di quei dischi che ti mette al riparo dalla realtà e te la racconta, spingendoti il fiato in gola e lasciandoti un timbro dolceamaro nella voce. Esempio magnifico di musica scritta come fosse un libro. Fiabe inafferrabili, frammenti di pensiero, fatti storici, invenzioni d’autore. Racconti che sigillano l’immaginazione nei sentimenti.

Canzoni che hanno proprio i Virginiana Miller come prima influenza, sorta di autoreferenzialità che nel loro caso significa stile e personalità. “La verità sul tennis” e “Gelaterie Sconsacrate” avevano certamente alcuni momenti di maggiore stupore, ma risultavano forse meno maturi e continui. Stavolta è una narrazione totale, concatenata, dal primo all’ultimo brano, quasi fosse un concept album. Ed è un peccato dovervelo raccontare con le mie parole, perché il modo migliore sarebbe farvi leggere tutti i testi. Eppure non è un disco per tutti, richiede una sensibilità particolare. Difficile interpretarlo a primo ascolto, si rivela col tempo. Dentro c’è Pasolini (“guai a chi lo tocca”), c’è Alessandro Magno che scopre il petrolio, ci sono sguardi al cielo (“tutte le stelle sono splendenti, eppure speri in quelle cadenti”). Ci sono Ladispoli, Ostia e Cerveteri. Si accende persino un vecchio Commodore64. E poi c’è “Uri Geller” che piega cucchiaini in uno dei testi più belli che abbia letto quest’anno. Ma questo disco non è solo Parola è anche Musica. E’ pop orchestrale e rock decadente. Anzi nessuno dei due, perché è soprattutto musica d’autore. Erudita e divertita. Ironica e poetica. Colta e profonda. Scritta con raro equilibrio tra suono e parola. Sviluppata sull’alternanza tra momenti scanzonati e lunghe onde malinconiche. Trame di tastiere, chitarre, archi, elettronica si sovrappongono alla voce di Simone Lenzi che forse non possiede il dono della grazia, ma che ormai trasporta significati con il pathos e l’autorevolezza di un grande cantautore.

“Fuochi fatui d’artificio” è il lavoro letterariamente più intenso del 2006. Se almeno una volta siete stati abbracciati ad una persona importante per sussurragli le parole lette su un libro, forse questo disco è il modo migliore per trovare qualcuno che stavolta le legga per voi.

---
La recensione Fuochi fatui d'artificio di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-10-16 00:00:00

COMMENTI (28)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • utente32644 13 anni Rispondi

    Sono un po' fuori tempo massimo, ma volevo dire che alla bellezza del disco (che è bello bello bello) corrisponde l'orribilità della copertina. A mio gusto, no linciaggio, thank you.

  • utente0 15 anni Rispondi

    1.anche un anconetano può avere ascendenze pelù-fiorentine.
    2.per ascoltare un disco non è necessario essere informati. bastan due orecchie
    3.io non ho aperto la bocca, ho scritto sulla tastiera
    4.i virginiana miller mi piacciono un bel po'
    5. ciao, senza rancore.

  • utente0 15 anni Rispondi

    veramente i virginiana miller sono di livorno e c'è una bella differenza , prima di aprire la bocca informati.

  • bottlebaky 15 anni Rispondi

    ma..."quel" magisters?

  • utente0 15 anni Rispondi

    disco potenzialmente meraviglioso
    suoni senza dubbio TERRIBILI.
    dagli arrangiamenti di tastiera alle lungaggini di certe code strumentali, per passare ai cantati dalla preoccupante ascendenza fiorentine (leggi: pelù), si tratta di una produzione un cattivo gusto.
    ci sarebbe voluto un produttore.

    paradosso: in Italia abbiamo tanti maestri di stile che non han nulla da dire, mentre la gente con vero talento produce dischi di una secchezza preoccupante. in questo Valentina Dorme e Virginiana Miller, purtroppo, sono sulla stessa barca.

  • mdm 15 anni Rispondi

    Uhm...questo è un signor album...



  • utente0 15 anni Rispondi

    provaci ma se vinci voglio la percentuale!!
    bene comunque

  • daina 15 anni Rispondi

    Cavoli! Mi sento una specie di oracolo! Avevo auspicato un articolo di Lucarelli nel mio blog (3 ottobre) visto che aveva scritto di Wilma Montesi (a cui e' ispirata "Dopo la festa", in FFDA), nei suoi Misteri d'Italia...
    C'azzeccassi cosi' anche al superenalotto, avrei svoltato!:|



  • utente0 15 anni Rispondi

    oggi sul venerdì di repubblica C. Lucarelli scrive di Fuochi Fatui, che qualcuno si stia accorgendo di loro?

  • daina 15 anni Rispondi

    Beh, pero' capiamoci: il cocomero e' il brano "peggiore" (usando l'aggettivo con cautela) in un album che da' i brividi. Tutto. Nessuna traccia esclusa.
    Ma sui gusti personali non c'e' da discutere...
    Io non riesco a sentire altro, al momento. Il mio vicino, invece, temo che ne distruggerebbe ogni singola copia!:)