23/10/2006

Musica popolare raccontata in chiave moderna, che si proietta avanti e che abbraccia sonorità elettroniche ed ambientazioni dub. Il calore e il colore della terra, delle radici e delle tarantelle calabresi, i ritmi infuocati delle tarante che si innestano armoniosamente a note digitali senza creare imbarazzi tra tempi distanti tra di loro. La poesia delle liriche, la memoria degli anni passati, le intense movenze degli strumenti e delle voci, la passione ardente del dialetto, le ninnananne, la terra che trasuda di tradizioni vive e forti, i pifferi nostalgici e le percussioni, i canti carichi di pathos si alternano agli scroscianti e serrati battiti di jungle o agli ondulanti e soffici suoni computerizzati. Il folclore e i rimandi alle radici cullati dall’elettronica.

Una miscela seducente nella quale tanti sono i momenti speciali: “Fuacu”, “Cumu nu curtiaddru”, “Torna mari”, “Fammi vulari”, dove sonorità e voci dipingono un affresco ripieno di sentimenti e di ricordi. Alcune tracce sono più fluide e sinuose, punzecchiate qua e là da macchine digitali, frasi rappate e inebriate da voci leggiadre ed intense, una maschile e una femminile. Per finire una malinconica ballata elettrificata. “Odissea nella terra del vento” è ispirato al poema omerico dove Ulisse diventa pretesto per raccontare la vita di un calabrese in una terra bella ma amara. Sentimento, passione, emozioni.

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