La Batteria Kill Me if You Can 2023 - Rock

Kill Me if You Can precedente precedente

La Batteria e Alex Infascelli ricostruiscono la storia di Raffaele Minichiello

Siamo negli Usa, è il 1969. Raffaele Minichiello, un marine ventenne figlio di immigrati campani, si imbarca su di un Boeing in volo tra Los Angeles e San Francisco. Il soldato dirotta l’aereo in direzione di Denver, dove farà scendere i passeggeri, costringendo il pilota ad atterrare a Fiumicino dopo qualche fermata intermedia. Una volta nel Belpaese, Minichiello prende in ostaggio il vice questore Pietro Gulì con l’obiettivo di coprire una improvvida fuga verso Melito Irpino. Inutilmente: in un paio di ore, le forze dell’ordine convinceranno il dirottatore a fermarsi. È il gesto di un uomo disperato, con alle spalle l’esperienza del Vietnam e un mancato indennizzo da parte dello Stato, due fattori che contribuiranno a minare un equilibrio psichico già precario di suo. Minichiello sarà processato in Italia, dove, una volta uscito dalle patrie galere, riuscirà a rifarsi una vita, al netto di qualche vicissitudine di contorno.

Una storia finita al centro di Kill Me if You Can, docu-film girato da Alex Infascelli, tratto da Il Marine. Storia di Raffaele Minichiello, un libro di Pier Luigi Vercesi. La colonna sonora è stata affidata a La Batteria, non nuova a questo genere di esperienza (leggasi la nuova sonorizzazione di Amore tossico, del 2016, ma non solo). Una band cresciuta a dosi massicce di library music, legata agli anni '60 e ’70 nonché al fantasmagorico mondo di poliziotteschi e affini. Per questa nuova produzione, l’ensemble romano non è intervenuto a film già realizzato ma, in accordo con lo stesso Infascelli e in linea con le riflessioni scaturite da una serie di scambi con il regista, ha tirato fuori una serie di composizioni create ad hoc per il progetto. Musiche dallo stile differente: da una parte a dominare è la melodia, con innesto di strumentazione acustica e cori, dall’altra il suono tende a farsi più oscuro con l'intervento dell’elettronica e dei synth. A dar man forte, gli interventi di Davide Savarese alla voce e di Kyung Mi Lee al violoncello.

I quindici interventi de La Batteria prendono ispirazione dalla grande tradizione delle colonne sonore made in Italy dello scorso secolo, le atmosfere evocate rimangono in bilico tra la suspense e la tensione emotiva, si sentono tocchi di origine psichedelica se non prog. Il tutto funzionale a una storia poco nota ai più. Grazie alla felice collaborazione tra Infascelli e La Batteria, si torna a parlare di un episodio maledetto, che ben esprime il disagio delle giovani generazioni vissute negli anni ’60 di fronte a un modo che, ai loro occhi, sembrava destinato all’autodistruzione. Ricordare serve. Meglio se a suon di musica.  

---
La recensione Kill Me if You Can di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2023-05-14 19:34:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia