Rino Ceronti Civiltà spettacolo 2006 - Pop

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Saremmo ingenerosi se scrivessimo che i Rino Ceronti siano alla ricerca del pop perfetto, perché probabilmente quest’obiettivo non è nelle loro intenzioni. Però - e non lo nascondo - “Civiltà spettacolo” suscita fortemente questa sensazione, anche se i riferimenti paiono più un tributo agli ultimi 30 anni abbondanti della canzone italiana (da Renato Zero a Lucio Dalla, passando per Sergio Caputo e il primo Fossati) che a quella d’OltreOceano e/o d’OltreManica. Il tutto nel solco di una tradizione che negli ultimi due lustri ha trovato in Max Gazzé il migliore interprete - e che il duo romano ricorda spessissimo nelle soluzioni sonore.

Per il resto, quest’esordio è un caleidoscopio di nomi e citazioni sparsi in 12 tracce, il tutto perfettamente bilanciato e messo a fuoco grazie alla produzione artistica di Livio Magnini, già chitarra nei Bluvertigo e fra gli ideatori del progetto Jetlag, probabilmente ultimo riferimento temporale del duetto protagonista. Che si inventa arrangiamenti killer e partorisce canzoni irresistibili come “Giornata solare”, hit che purtroppo non riesce a replicare nei restanti episodi. “Olio di gomito”, “Canotto republic”, “Chi ti incontro”, “Inviterò tutti i miei amici” e “Scarpe basse” sono appena un gradino più sotto e, prese tutte insieme, sintetizzano la massima espressione artistica di Alessandro e Riccardo, soprattutto dal punto di vista della scrittura.

Rimane qualche punto interrogativo su “Afragola dreamin’”, pezzo la cui chiosa finale quasi rovina il resto e non giustifica il titolo, e su “Addio Milano”, che in fase di arrangiamento sembra voler fare il verso a Morgan ma non spinge in quella direzione per come ci si aspetterebbe succeda. Tuttavia ciò non significa attribuire un giudizio negativo in toto, siccome nel tentativo (gradito) di trovare una personale interpretazione del pop non sempre tutto può funzionare al meglio e alcuni passi falsi possono capitare.

I due, infatti, recuperano subito con una convincente versione di “Sfiorivano le viole”, l’unica cover dell’opera la cui rilettura ci sembra riuscita, ancora una volta in equilibrio tra passato e futuro prossimo.

A questo punto l’incognita da risolvere rimane quella della prova sul palco, un banco di prova al quale i Rino Ceronti dovranno sottoporsi affinché la loro proposta acquisti credito e, va da sé, un seguito in un panorama particolarmente affollato di “concorrenti”.

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La recensione Civiltà spettacolo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-10-31 00:00:00

COMMENTI (3)

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  • utente0 18 anni fa Rispondi

    finalmente un disco pop con le palle!

  • utente0 18 anni fa Rispondi

    direi. si sentono anche i bluvertigo :)

  • quid 18 anni fa Rispondi

    bel disco davvero, surreale e intelligente.