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RECENSIONE
18/12/2006

Ci eravamo lasciati alla fine della puntata precedente con un triplice auspicio: “C’è da sperare che qualcuno si accorga di tutto ciò. C’è da sperare che la vena creativa dei Vanessa Van Basten continui ad essere fertile. C’è da sperare che una vera band porti in giro questi brani”. Una sorta di cliffhanger, come direbbero gli americani, che teneva in sospeso il destino della nostra eroina post metal, Vanessa Van Basten (progetto dietro al quale si cela Morgan Bellini). Perché è vero, il demo eponimo di qualche mese fa – nato come culto massonico per pochi eletti – è riuscito ad espugnare l’inespugnabile fortino di Rockit, facendo man bassa di riconoscimenti, entusiasmi ed applausi a scena aperta. Ma all’esaltazione di un momento fa sempre seguito il suo implacabile contraltare: l’incognita. E quindi la domanda. Riuscirà Vanessa a mantenere le attese che si sono create intorno al suo nome?

La risposta si trova nella “Stanza Di Swedenborg”. Che, come dire, rappresenta un passo avanti e uno indietro. Contemporaneamente. Nel senso che rilegge – ricalca – il passato ma sotto una diversa angolazione. Riprende in mano gli stessi utensili ma ne cambia la destinazione. Una filosofia ben illustrata dall’episodio più controverso di un disco che – sia chiaro – nel suo complesso suona, vibra, spacca. “Giornada De Oro”, infatti, è uno strano frullato di metal, post rock e leggeri fraseggi in acustico, al cui interno c’è spazio persino per un deplorevole massaggio cardiaco ad un cadavere – l’assolo di chitarra – che come Lazzaro non vuole saperne di tirare le cuoia e liberare finalmente la musica moderna dalla sua presenza. E queste novità, a contatto col devastato mondo sonoro di Vanessa, lasciano un po’ interdetti. Forse allora non è un caso se lo stesso brano – dopo aver assaggiato i raggi del sole – nel finale vira nuovamente verso le tenebre. Perché è inutile girarci intorno. Bellini si – ci – trova a suo – nostro – agio quando maneggia l’oscurità, non la luce. Quando pesta le sue ossessioni col piombo sporco e bollente, non quando lucida le sue speranze con l’oro.

Ed oscuro e cinematografico è l’umore che comunque pervade l’intero lavoro. A dimostrazione che se nel particolare il passo è in avanti, nel generale Vanessa ne fa uno indietro, riconducendo le ambizioni dell’album in territori ad esso più congeniali. Lì dove le chitarre sono sature, dense, laviche. Un magma rovente e inarrestabile il cui fluire lascia sul terreno torridi residui di melodia e brutalità. Come i mai troppo lodati Jesu, di cui Van Basten ne circumnaviga le atmosfere solenni grazie allo sconquasso emotivo di “Dole”. Come gli Explosions In The Sky, che lasciano tracce del proprio sperma nei crescendo orgiastici di cui l’album è fiero portatore.

E dunque, Vanessa Van Basten. Qualcuno si è accorto di tutto ciò. La vena creativa continua ad essere fertile. Si dice persino che c’è un gruppo ormai pronto a rappresentare in tutta Italia questo appassionato spettacolo post rock. Per sapere il resto, appuntamento al prossimo episodio.

Tracklist

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Commenti (4)
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  • Faustiko Murizzi 18/12/2006 ore 10:45

    bella, proprio bella la rece! più spazio a manfredi e lasciate a casa la vecchia guardia! :[

    > rispondi a @faustiko
  • Carlo Pastore 18/12/2006 ore 10:52

    concordo. grandi vvb e bravo manfredi, che ha centrato il disco (d'altronde, "scoperta" sua sono). però volevo dire che "Giornada de oro" è un pezzo da brividi. al di là del fatto che non sia tenebroso. è da brividi. ammalia proprio perchè porta un respiro diverso dentro la grotta. veramente. vibra e trema e non si lascia...

    > rispondi a @carlo
  • Lan Morkobot 18/12/2006 ore 14:43

    :)

    > rispondi a @morkobot
  • Monia B. Balsamello 20/10/2007 ore 11:15

    ... Giornata de oro.

    Scende dai cieli d'ottobre,
    si mescola ai rantoli finali del lavoro,
    si incastra a perfezione negli stivali,
    sa di chitarre e sole e freddo e forse neve,
    di me che guardo pagine scorrere
    e vedo scadenze mordere
    aspettando domani,
    sollevata da questa enfasi in gloria,
    da quest'altezza sonora che rallegra,
    pezzo mancante al puzzle,
    idea che conduce a sera.
    BRAVI! Ecchecavolo!

    > rispondi a @m-bcom
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