15/12/2006

Tranquillità espansa di un giovedì mattina, freddo e limpido, atmosfera sonnacchiosa, e piatta come la pancia che vorrei. I Goose girano da un po’nel lettore, e non si può certo dire che servano a dare una sferzata di energia o uno smacco all’anedonia delle sette e trenta. Undici tracce pop rock che paiono solo accennate, una pianura immobile attraversata da una voce poco originale e stanca, sonorità già sentite e ingoiate e digerite, cori irritanti come la pioggia il sabato sera. Ci sono oramai folle di band che riciclano suoni banali per renderli ancora più banali, e definirle diventa sempre più difficile ché, come è ovvio che sia, la bellezza ispira e la bruttezza atterrisce. E al di là di buone registrazioni, attenzione e tecnica, manca la cosa principale: l’intenzione. Il lavoro dei Goose non aggredisce e non morde e pare non aprir bocca, e allora non resta che continuare a guardare i binari, e le foglie gialle, il vuoto del vuoto perfetto del vegetale secco.

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La recensione Goose - Recensione - Tutto Come Allora di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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Commenti (9)

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  • Mtt 15/12/2006 ore 11:25 @matilde

    I Goose, già Mama Goose, sono un gruppo di origine sassarese che con questo "Tutto come allora" uscito per Seahorse, l'etichetta napoletana di Paolo Messere, raggiungono il loro secondo disco. Il primo uscito nel 1999 per la Lowhole Records dal titolo di "Uomini e tordi" aveva ottenuto buone recensioni e pareri favorevoli da parte della critica. In effetti idee luccicanti se ne trovano anche in questo secondo album: i Goose giocano musicalmente fra le atmosfere rock, nelle sue espressioni più contemporanee, avvicinandosi ad un country algido dove i fiddle non saltellano danzando sul backbeat ma si tengono legati a lunghe note.
    Il disco si apre in modo abbastanza veloce con "Domenica d'estate" e "D'allora in poi", due pezzi in cui si sente subito l'impasto sonoro del gruppo, basato su parti elettroniche che avviano in modo delicato i brani e poi cedono il passo all'elettroacustica. Le chitarre sono graffianti oppure rotolano rotonde nelle ritmiche: buon esempio di questo è "Ozioso", a livello musicale forse uno dei momenti più alti del disco, aperto nell'intro-prima strofa da un suono alla Wilco di "A ghost is born"; un suono acido che si fa dolce ed acustico per l'attacco della seconda strofa, e lascia spazio nel bridge strumentale alla note della tastiera e nella coda ad una chitarra ancora acida ed espressionista. (...) Note positive e critiche, come è giusto che riceva un buon gruppo.

    Da Mescalina - Simone Broglia

  • Faustiko Murizzi 18/12/2006 ore 09:48 @faustiko

    manca solo la nonna e abbiamo fatto l'en plein!!! :]

  • Luca 22/12/2006 ore 10:18 @retrattile

    eeeeehhhhh... questi ttattaresi..

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