Marco La Corte Prestami un'estate 2023 - Cantautoriale

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Un'opera prima che, come tutti i debutti, presenta dei punti forti e delle debolezze. C'è tanto margine ma c'è già un buon potenziale sul quale puntare con decisione.

Prestami un'estate è l'ultimo lavoro di Marco La Corte giovane cantautore palermitano classe '93.

Si tratta di una raccolta di dodici brani in stile pop cantautoriale che raccontano di vita, di una terra, di strade.

Si parte con Porto di Mondello, un quadretto, una cartolina impressionistica, dove i contorni si perdono ma si riconosce il soggetto. Musicalmente siamo nel solco del pop cantautoriale melodico all'italiana. I testi sono straripanti e costringono la voce in accenti e in emissione di fiato un po' forzati che però danno in qualche modo un senso di urgenza al racconto.

In Balla la follia ci rendiamo invece conto che questo modo di scrivere ed interpretare è peculiare e pian piano ci si abitua. I testi sono pienissimi di parole, le metriche superano gli spazi che la musica offre e il risultato è una bomba musicale in continua esplosione. Musicalmene l'impianto è sempre lo stesso, basato sul groove di batteria e basso, con chitarra acustica sempre in braccio e l'aggiunta di colori, come stavolta sono i fiati.

Sopra al tuo ring segna un rallentamento di ritmo, ma l'impianto di batteria, basso e chitarra acustica resta solido e anzi si fa più valere. La voce è riconoscibilissima e anche la tendenza ad aprire tanto le vocali rende il suono particolare. Non c'è uno sfoggio di tecnica ma l'intonazione è comunque buona, così come la capacità di essere empatico con ciò che canta.

Luna è la canzone più lunga della tracklist e parte con voce e piano elettrico, con due chitarre acustiche che guadagnano pian piano spazio. Come le chitarre, tutto l'arrangiamento fa segnare un crescendo fino al ritornello che è la parte più alta del climax. Pistola al cioccolato inizia con una chitarra che suona molto "piezosa" mentre la voce racconta diverse storie di normalità.

Caro il mio dottore ha un piglio un po' più aggressivo ma il sound generale non riserva novità e anche il testo sembra adagiarsi dentro luoghi comuni già sentiti che poco aggiungono al peso specifico della parte di album fin qui sentita. Bella la sezione di ottoni, ma non basta. Prestami un'estate è la title track e lo strascicarsi della chitarra sembra proprio tratteggiare il caldo estivo e la lentezza tipica di questa stagione.

Con Ago e vinile c'è un'evoluzione finalmente anche nel sound. Gli strumenti sono gli stessi, ma un bel pad incolla tutto dando un senso di intimità maggiore e anche le chitarre acustiche finalmente si staccano dalla loro natura percussiva per dare spazio ad arpeggi leggeri ma incisivi.
I gradini del sabato sera è una nuova accelerata musicale che ancora una volta si apre del tutto nel ritornello, in perfetto stile italiano. Belli gli accenti che spezzano il ritmo e piantano la canzone nel beat.

Il cuore che impazzisce vede una linea vocale che sembra andare in giro senza trovare la propria strada in un giro di note che non incidono. Anche il ritornello sembra poco ispirato rispetto alle canzoni fin qui sentite. La mia tribuna inizia subito con un sound che vuole essere scanzonato e ironico e invece il testo riporta ancora dentro nostalgie, storie passate...fino a prendere i connotati di una canzone d'amore. Si chiude con Mare forza 9, pezzo che parte bene in tiro e con il testo forse più bilanciato del disco. Si tratta certamente della canzone più vicina all'idea di "tormentone" dell'album.

In conclusione Prestami un'estate è un disco con molto carattere, si riconosce senza problemi in ogni canzone la penna che ha scritto, la voce che canta e la testa che sta dietro alla produzione artistica. Ma si tratta di un disco pop cantautoriale che non brilla (e forse non gli importa) per innovazione e originalità. Il sound è molto omogeneo, forse addirittura troppo, tanto che le canzoni finiscono per somigliarsi un po' troppo l'una con l'altra. Ci sono pochi cambi di passo che però fanno il loro dovere e rendono l'ascolto più leggero. Anche le tematiche che potrebbero spaziare tra mille sfumature, spesso invece restano al palo restituendo un senso di nostalgia, amori finiti e ricordi già sentiti, mangiati e metabolizzati. Siamo comunque davanti ad un disco in cui l'autore si è espresso in totale libertà e questo si evince dall'architettura dei tasti, non tanto dal loro contenuto. C'è un modo di scrivere che, se tecnicamente, è sbagliato perché sovraccarico di sillabe che si sovrappongono accartocciandosi sul ritmo musicale, diventano però base del manifesto di una libertà compositiva rivendicata con forza.

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La recensione Prestami un'estate di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2023-09-01 00:00:00

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