08/01/2007

Chi scrive recensioni aspetta dei cd. Quando arrivano li ascolta sapendo che potrebbero piacergli oppure no. E sarà tutta una grande sorpresa. Poi un giorno si ritrova tra le mani “Strange Guys on the Street” dei Club 11, band indipendente di Padova, e se ne innamora. Si immagina ad ascoltarseli anche dopo aver finito il suo articolo. Più e più volte. Caspita.
”Deja Vu” gli ricorda istantaneamente gli Interpol. Ed è un signor complimento. I brani successivi scivolano, l’ascolto risulta fluido, leggero, spensierato. I Franz Ferdinand veneti, chi l’avrebbe mai detto. I Club 11 sono abbastanza umili e realisti da non negare di essersi liberamente ispirati all’ondata di rock britannico che ci ha invaso nel 2004, guarda caso anno della loro fondazione. Spiace leggere che si esibiscano live solo dalle loro parti, a dimostrazione che spesso si perdono grandi cose solo perché poco considerate. E allora "Grazie!" a questi ragazzi, che dimostrano ancora una volta quanto sia bello ricevere sorprese. Se poi racchiudono tante piccole perle in musica, tanto meglio.

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