26/02/2007 di Jack Nessuno

La partenza è al fulmicotone. La batteria sfrenata, il basso compresso, la chitarra metallica e una voce in sovratono scorrazzano liberti e forti come da tanto non mi capitava di sentire. E’ “Le cose più importanti”, un pezzo di neanche due minuti che lascia un segno profondo, giusto per far capire a cosa si va incontro. In realtà il resto del disco ha poco da spartire con questa traccia nel senso che percorre tante e diverse strade senza ritornare mai sui propri passi.

Del resto, Paolo Cantù e Xabier Iriondo hanno sempre dimostrato un discreto eclettismo in tutte le loro esperienze musicali, tanto più con questo loro ultimo progetto, per il quale si sono avvalsi della collaborazione di una mezza dozzina di musicisti diversi. Più che un semplice album, “Ex Aequo” assomiglia a una sorta di viaggio tra i generi e le culture musicali. Il punto di partenza è di certo il post-rock misto jazz di fine anni ’90 (quello di Storm and Stress, per intenderci), ma ogni traccia è incentrata su inflessioni estremamente distanti da questo retroterra. “Wir Sind Ein Opembau” ad esempio miscela strumenti a corda orientali con reperti vocali in lingua tedesca. In “B and the Wheel” fanno capolino una serie di reperti concreti che si sovappongono in modo molto soffuso, tanto da sconfinare nella musica ambient. All’elettronica di ricerca guarda invece “Bla”, fondamentalmente una jam improvvisata con strumenti impropri.

In chiusura si ritorna alle inflessioni tipiche del (noise-)rock, un po’ per le chitarre distorte, un po’ per la voce di Federico Ciappini, un ottimo esempio di come si possa riuscire a coniugare Massimo Volume e CCCP senza risultare banali. Come dire: tradizione e innovazione. Oppure, meglio, innovazione nella tradizione, un po’ lo spirito del tutto il disco.

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La recensione Uncode duello - Recensione - Ex Aequo di Jack Nessuno è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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