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album Dividing Opinions - Giardini di MiròPrimascelta
RECENSIONE
06/02/2007

Se è vero che ogni pedalata è fatta per compiersi, è altrettanto vero che – al di là di ogni tecnica d’allenamento – non è scontato che nel momento giusto le gambe girino a dovere. Niente è dato una volta per tutte. Nessuno è salvo per sempre. E, soprattutto, non esistono gli Eroi come ce li hanno raccontati. Non era perciò già dato che il nuovo disco ufficiale dei Giardini di Mirò, il terzo per la bolognese Homesleep, portasse necessariamente con sè tutto il talento espresso in questi quasi dieci anni di band, e ponesse una risposta agli interrogativi stilistici che ogni grande percorso artistico condivide naturalmente con i propri interlocutori, cioè il pubblico, la gente. Ma dei Giardini di Mirò, oltre che l’innegabile capacità di costruire canzoni pop vicine al post-rock e lontane dalla stucchevolezza, abbiamo sempre amato l’onestà intellettuale e il rigore creativo. Il metodo. L’abnegazione. Il rispetto nei confronti della Musica. Cioè doti che, al di là di ogni singolo possibile giudizio legato alla particolare canzone o al dettaglio, fanno di questo gruppo di musicisti un esempio insostituibile per tutta la Musica Italiana. Un punto di riferimento intellettuale.

Quanto è cambiata l’Italia da quando scrivere una recensione a questa band significava anche militare per la salvaguardia del Bello e del Nuovo e del Diverso in un’Italia offuscata dal consumo acritico e antiestetico. Quanto è cambiata la “scena indie italiana”, di cui i Giardini di Mirò, come tutti i talenti, si sono sempre estraniati dalle perdenti lotte interne degli scarsi. Quanto si è svalutato quel premio che ringraziava i Santa Sangre, consacrava i Valentina Dorme e lanciava i Baustelle, e che dava a “Rise And Fall Of Academic Drifters” (2001) gli onori della visibilità e l’onere di meritarsela nel futuro. Già, quanto? Oggi, scrivere dei Giardini di Mirò – una band che semina sold-out in ogni club che visita – e di “Dividing Opinions” – un disco suonato persino su Radio Rai nel primo pomeriggio – rischia di portare all’elogio autoreferenziale, al testamento compiaciuto o – ancora peggio – all’agiografia. Cosa pessima e fastidiosa, soprattutto per gente di provincia che conosce la vera dimensione del quotidiano e sa distinguere le cose importanti dalle cazzate per turisti.

L’arma è rimettersi in gioco.

Non si può essere padroni del proprio tempo, ma si può esserne interpreti militanti e propositivi.

“Dividing Opinions” è così un disco politico. Cioè ideologico. Di rottura. Per nulla autocompiaciuto. Denso. Violento. Perdutamente incazzato eppure così poetico nel suo ricercare la grazia. E’ il disco che vede la band reggiana abbandonare gli stereotipi e il chiacchiericcio per divenire definitivamente se stessa. Nè semplicemente post-rock, nè shoegaze e nè indietronica. Tutto questo assieme per un agglomerato che non ha paura di guardare agli anni ’90 del noise-arty-rock (“Embers” e lo spettro dei Blonde Redhead) e a una sorta di nouvelle vague contemporanea (“Spectral Woman”). Termometro emotivo sublimato in canzoni. Il bacio dentro la guerriglia. Per chi subisce la tensione e affoga nell’amore. Non c’è più Alessandro Raina (nonostante il testo del capolavoro pop “Broken By” porti la sua firma), che al precedente “Punk... Not Diet!” aveva regalato la sua voce e i suoi squarci di poesia, ma ci sono Jukka Reverberi e Corrado Nuccini che fanno tutto quello che non sono riusciti a trovare fuori da loro. I Giardini di Mirò non potevano più essere una band strumentale, ed evidentemente non potevano più avere Raina come cantante. Prima di tutto il gruppo, come dice Marcello Lippi. Così, ecco due voci certamente non morriseyane come quel Glen Johnson dei Piano Magic ospite in “Self Help”, ma fruttuose, adatte, gradevoli. Perfette. Come lo era Gianluca Pessotto, uno che non sbagliava mai un cross. Continua dunque ad essere lo Spirito (e cioè l’insieme dei Valori che rappresentano, lo Stile che incarnano, insomma, la loro umanità) a cementare il rapporto che hanno con la gente. Perchè, si sa, le canzoni non sono semplicemente delle note messe in fila. E perchè noi siamo un gruppo prima che un prodotto, come dice Davide Toffolo.

“Dividing Opinions” risulta perciò la summa di tutto ciò che i Giardini di Mirò hanno seminato e cresciuto. Una raccolta di brani di rara bellezza, dall’insieme coerente e compatto, dal grande peso specifico. Una sorta di pietra miliare della loro storia che inevitabilmente finirà col diventare un cimento condiviso, riverito, temuto, analizzato e studiato. Inevitabile però porsi l’interrogativo del domani. Perchè ora che il suono è cristallizzato, la poetica mai così fulgida, rimarrà da scoprire dove i Giardini di Mirò potranno andare poi. In quale direzione. Verso cosa. Un interrogativo che nasconde, latente, la consapevolezza che dietro la loro Storia ci siano dieci anni di indie rock italiano, la sua evoluzione e in un certo senso il suo compimento. Una riflessione naturale che, come per quella pedalata di Gianni Bugno, ci va di condividere, consapevoli di attribuire a questi musicisti responsabilità ben maggiori rispetto allora loro Missione Numero Uno, cioè scrivere belle canzoni. Ovvero tutto quello che “Dividing Opinions” contiene. Oltre, ça va sans dire, a tutto il resto.

Tracklist

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Commenti (24)
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  • Lyz 06/02/2007 ore 18:43

    ...facciano...

    > rispondi a @lyz
  • Martello80 06/02/2007 ore 18:46

    Gran Disco cazzo, e dal vivo spaccano di brutto, complimenti ragazzi continuate così... Peace Marte

    > rispondi a @martello80
  • Manfredi Lamartina 06/02/2007 ore 19:52

    bella recensione davvero
    :)

    > rispondi a @manfredi
  • Rob 07/02/2007 ore 14:50

    Non nominare il nome di Gianni invano. :[

    > rispondi a @rob
  • Nacho Fever 30/09/2010 ore 12:04

    Oh, niente di più vero... non capisco perchè l'indie debba essere per forza "cervelloso" (da distinguere dal geniale) e al pubblico sempre più esiguo debbano essere inflitti concerti di una noia quasi violenta... poi si va tutti a nanna, sbuffando e quasi incazzati.

    Quello che dici è verissimo, molti dei gruppi osannati, tolta la tecnica e l'indiscutibile talento, si spercolano nella costruzione di canzoni complicate, noiose e totalmente inutili... con tutto che non sono contrario alla musica sperimentale e "difficile" quando rigorosa...

    Il tuo commento è grandioso misterioso ab

    > rispondi a @nachofever
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