17/09/2007

Ammetto di esser rimasto spiazzato nel sentire le note iniziali di questo “Randagi”, il quinto album nella carriera della band toscana. Scegliere infatti di aprire il disco con un’armonica è decisione quantomai rischiosa, forse perché dal quartetto ci si aspetta sempre e solo quelle chitarre che tanto piacciono ai nostalgici del grunge.

E invece stavolta i Malfunk si prendono qualche rischio, non rinunciando certamente a suoni e colori che da sempre li caratterizzano, provando piuttosto a tracciare traiettorie parzialmente inedite rispetto a quanto pubblicato finora. In realtà si tratta di sottigliezze, di sfumature che pesano se valutiamo il sound del disco nei singoli episodi (come appunto l’armonica che irrompe in “Lo giuro”); nel complesso, invece, tutto suona secondo le aspettative e anche stavolta (dopo l’ottimo “Dentro” del 2003, quando i Nostri si affidarono a quel piccolo genio di Marco Trentacoste) la prova in studio porta finalmente alla luce quanto la band dimostra da tempo dal vivo, ovvero carattere e potenza. A tratti si tenta timidamente qualche sortita nell’elettronica, e Marco Cocci non disdegna di modulare voce e parole in base alle esigenze; penso ad esempio a “Niente di più”, ballatona che ci riporta molto piacevolmente indietro nel tempo, o a “La forza del danno”, uno di quei brani che renderà felici coloro che sono sempre alla ricerca di sferzate sonore nella migliore tradizione dell’ensemble fiorentino.

Piacevoli anziché no, queste 11 canzoni garberanno a coloro che non hanno paura di dare almeno una chance a quelle sonorità tipiche del mainstream. Chi di voi è fra questi, si faccia pure avanti.

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