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RECENSIONE
23/01/2007 di Vittoria Fonsa

Sorprendente. "Vietato Parlare" dei Capolinea è un disco strumentale decisamente fuori dal comune. Tentare di ingabbiarne il suono nella definizione di un solo genere sarebbe quanto meno arduo. Non si può dare un nome alla fusione di jazz, funky, rock e drum'n bass che dà vita in questo disco ad un groove particolare e mai scontato.

L'urgenza creativa dei tre ragazzi romani e del sassofonista giapponese non risponde alla logica del "chi suona cosa". L'unica essenza che muove l'armonia è un'energia contagiosa che "infetta" velocemente. In "Watt 69", uno dei brani più riusciti della band, non si può non picchiettare dappertutto per tenere il tempo ad una chitarra che è lanciata in eccezionali virtuosismi all'inseguimento del sassofono. Riuscire a rispettare il divieto di parola "imposto" dal titolo dell'album è cosa impossibile, tanto che nell'ultima frazione del brano una voce intrusa è costretta ad ammiccare.

In tutto l'album sono presenti anche quattro mini-brani di circa un minuto. Piccole perle che spezzano il ritmo tra un brano e l'altro in cui si assiste a geniali evoluzioni musicali. Le armonie di questo gruppo nascono da un flusso spontaneo di idee e a testimoniarlo ci sono queste brevi sperimentazioni musicali. In "Groove 4", ad esempio, dopo suoni che imitano sirene, applausi e strambe performance della chitarra elettrica e del sassofono, arrivano a definire il quadro addirittura degli screatch. Un concentrato di genialità in poco più di un minuto.

Ma il talento dei Capolinea si apprezza anche in "NY Noir" dove gli strumenti creano atmosfere inquietanti e parallele all'interno di un disegno ansiolitico. I "Capolinea" raccontano storie attraverso la musica. In "Stella" la spinta emotiva che spinge gli strumenti esce dallo stereo e "parla di sè" a chi ascolta. Non c'è disco strumentale più parlato di questo...

Tracklist

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