25/01/2007

Ho fra le mani il primo split della Recycled Splits Collection, un’iniziativa della Recycled Music, etichetta indipendente che promuove compilation a tema, split o collaborazioni fra artisti di vario genere, tendenzialmente “fuori dall’ordinario”. Inaugurano la serie Stop The Wheel (membro del Madcap collective, lo stesso di Beatrice Antonini e dei Franklin Delano), Justin Carter e Angels on Diet, rispettivamente un italiano, il primo, un americano di Chicago e un rumeno trapiantato in Germania. Ma è meglio iniziare dal principio.

Fin dal primo momento questo piccolo cd, incastonato in un cartone rosa con il mare impresso, ha esercitato su di me una fascinazione insolita. Ha iniziato a girare nel lettore e man mano, avanzando ora con discrezione, ora con impeto, mi conquistava. Sorprendentemente immediato, intenso e altamente creativo. Una cosa fatta bene insomma.

Timide note di chitarra si espandono subito in un vorticoso intreccio di corde: iniziano così queste sette tracce, con la chitarra di Francesco Caldura, in arte Stop The Wheel e il violoncello suonato da Perry Tee a rincorrersi, incrociarsi e poi distendersi, allontanandosi. Un suono inquieto e accattivante, accompagnato da una voce acerba. Voce acerba, come ho detto, ma anche discreta, che emana tutta la sua italianità soprattutto nel successivo “When I’m Gone”, un pezzo dal sapore blues, che sembra suonato in un locale in legno, con due o tre avventori abituali, un whisky, il mare fuori dalla finestra e un giovane ragazzo che canta per se stesso e per le piccole increspature dell’acqua. Segue Justin Carter con “Movement for R. Moog”, traccia dall’atmosfera dilatata dedicata a Robert Moog, l’inventore di uno dei primi sintetizzatori musicali a tastiera, scomparso nell’estate del 2005. Ancora introspezione e raccoglimento con gli echi di Justin Carter e un’espansione sonora che sembra provenire dagli abissi.

Ci vuole l’irruenza di Angels on Diet per tornare in superficie. Sonorità piene e ludiche, ma, al contempo, grondanti drammaticità espressiva. Tre pezzi che suonano come “someone who can play guitar only as good as Joey Ramone and is heavily influenced by David Bowie and Nirvana plays Radiohead-like songs on trashy equipment and mixes them without having any clear idea of what he is doing”, come recita la mini-presentazione dell’artista.

Ogni copia dello split si contraddistingue per una diversa “pietra piatta” contenuta all’interno: “Flat stone” per l'appunto, come il titolo. Questo ed altri elementi attribuiscono al disco un animo profondamente lo-Fi, perciò si astenga dall’ascolto chi concepisce soltanto il mainstream e chi non crede possa bastare una chitarra, un sintetizzatore e una voce semplice, ma emozionante, per distinguersi.

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La recensione Split - Recensione - Flat Stones di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

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