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album TraditiDaLiquore Cupo Beat Enterprise

recensione Cupo Beat Enterprise TraditiDaLiquore

2000 - Hip-Hop, Drum & Bass

RECENSIONE
09/04/2000

Mi girano in testa da un po’ questi Cupo Beat Enterprise. Li avevo visti e goduti ad Arezzo Wave l’anno scorso. Li ho rivisti quest’inverno una sera al Link a Bologna. Poi verso inizio febbraio mi è arrivata la cassettina che anticipava il cd, TraditiDaLiquore e se non li avevo ancora recensiti è principalmente perché non riuscivo a trovare una chiave di lettura plausibile e appropriata. Non che ora l’abbia trovata, ma mi si sono chiarite in testa un paio di cose, prima fra tutte che questo lavoro dei Cupo Beat Enterprise probabilmente obbliga a 2 metri di giudizio differenti. Uno per il cantato e uno per la musica. Vediamo.

Il rimaio è cupo. Le strofe sono stratificate e (qua e là) sofisticate, comunque fitte, di sicuro stranianti nella monocorde cantilena. C’è intelligenza nei concetti espressi e una scioltezza di metrica comunque apprezzabile, ma, dal mio punto di vista, il cantato non ha quello spessore necessario per reggere la potenza e la Bellezza della musica a cui si appoggia. Non so. Forse bisognerebbe considerarlo semplicemente come uno strumento in più, esclusivamente suono e non messaggio, tanto da fare di questo lavoro un album strumentale a tutti gli effetti. Li sì che a TraditiDaLiquore metterei al volo il bollino “Primascelta”. Senza pensarci 2 volte. Già. Che le basi sono complesse, vanno a scandagliare tutte le tonalità del buio senza mai suonare “facili” o riciclate. Il tappeto sonoro è veramente da brivido. Un incanto. 2 piatti, una batteria, un basso, una chitarra, sono quello che serve ai CupoBeat per farci prendere il volo. Richiami a certe magie estreme in stile DJ Spooky, suoni alla corte di sua Maestà DJ Shadow, richiami ai Casino Royale più cupi di CRX. Su cd rispetto al live perdono in impatto frontale ma guadagnano punti su punti in raffinatezza. Tra le 9 tracce di TraditiDaLiquore (totalmente autoprodotto) si distinguono. Tregue, Incubo : riferimenti letterari a incastro, intrigante sfoggio di cultura non fine a se stessa. Un incubo di citazioni che si conclude con una centrata e cruenta scena d’impiccagione: “poi solo io che dondolo”. Palcoscenici e asini : ipnotico snodarsi della base, impeccabili distorsioni di chitarra a tenere il ritmo, quello che lascia vagamente perplessi è il testo, ottima l’idea, poco riuscita l’espressione. E infine, come quando tieni per ultima la cosa più buona da mangiare, E poi solamente, per me è il meglio, il ritornello cantato mi commuove ogni volta che lo sento. Ok. Stop. Ripeto per l’ennesima volta e poi chiudo: musicalmente la navicella CupoBeat è davvero su un altro pianeta. Ideale colonna sonora per un soggiorno su Saturno, in uno splendido ex-hotel a 5 stelle, decaduto e dimenticato da tutte le rotte interstellari, a perdersi nel cosmo.

Tracklist

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