02/04/2007

Dischi come questo sono come le sorprese ben riuscite, quelle che sgrani gli occhi e fai un sospiro grosso così. Sono come i baci che un giorno sovrapensiero ti ho dato e non mi sono ancora ripreso, sono come gli abbracci lasciati lì a metà, tra lo stare e l’andare, che non si capisce, quando sei tra il ridere e il piangere, e forse stai per fare tutte e due le cose insieme o forse no. Ma con leggerezza, questo è da dire. Perché “Che begli occhi che hai. Chissà come mi vedi bene”. Così questo disco di Dente: scivola, sopra la vita quotidiana, scivola e non fa attrito, e anche se lo fa è giusto per il piacere dell’aderire ancora a un mondo reale che ormai di reale ha ben poco, dove quello che sorprende (ben più del piacere o meno) sono il tocco, il passo, la cadenza. “Dicono che i sentimenti sono simili ai fiori, infatti quelli finti non diventano grandi mai”. Una sorpresa Dente. Al secondo disco sempre per Jestrai (dopo la lunga esperienza di chitarrista con i furono La Spina). Talento puro nascosto sotto il cappotto della normalità. Cantautore romantico&ironico. Un Battisti post-sbronza, languido e trasognato. Un De Gregori senza barba che divide con Elliott Smith (r.i.p.) l’affitto di un appartamento in condivisione (in questi tempi sfilacciati e precari succede). Una dolcezza istintiva del sentire, legata a doppio filo con un’ironia che rotola, mai feroce mai cattiva, che inebria piuttosto di stordire o respingere (ascoltate ‘Canzone Pop’). Semplice e diretto come “oggi stiamo insieme, sali in macchina con me, vino cibo e musica, tutta la notte insieme a te”. Pieno zeppo di versi e citazioni lampo: “è stato un calo di fantasia”, “lei di notte ha fatto sorgere il sole”, “a differenza di questa canzone noi non finiremo mai”. Canzoni insomma. Italiane dall’inizio alla fine. Di quelle che speri sempre qualcuno ricominci a scriverne e cantarne. Di quelle di cui noi (noi persone normali, noi la gente) abbiamo umano tenero bisogno. Come fai a non innamorarti ascoltando “Baby building” o quel capolavoro di dolcezza e indolenza che è “La battaglia delle bande”? “Quanto ti ho voluto e quanta voglia ho di darti un bacio sulle stelle / saltare il compito di matematica farti un disegno sulla pelle”. Come fai a non fare tua la conclusiva “Chiedo”? “Scusa per i baci che ti ho dato, scusa per averti conosciuto e averti accompagnato, scusa per gli inviti le colline e le feste di paese, scusa tutto quello che non ho bevuto e quello che ho taciuto, scusa se mi sono trattenuto e se non ho insistito scusami”.

Sospiro.

D’altronde il tempo che viviamo è questo. Da qualche parte qualcuno aveva scritto che sì fa fuoco con quello che c’è. Ed è per questo che, insieme a quel genio inarrivabile di Babalot, Dente è il futuro del cantautorato in Italia. Perché riesce ad accendere il fuoco con il poco che c’è. E ci fa venire voglia di fare altrettanto. La colonna sonora per la poesia del vivere quotidiano. Semplicemente.

Commenti (28)

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  • babalot 09/04/2007 ore 16:57 @babalot

    com'è giusto che sia in generale. ma babalot si scrive minuscolo, uffa.

  • Faustiko Murizzi 30/07/2007 ore 10:13 @faustiko

    Ascoltatevi la mini cover che ha fatto per noi di "Pensiero Stupendo"...

  • domaggiore 03/02/2008 ore 15:47 @tarassaco

    Dove la si può ascoltare la cover di pensiero stupendo?
    Bello il disco, contiene delle chicche!

  • grace 28/03/2008 ore 15:21 @grace

    sentito a benevento...io "amodente"...

  • Luigi Lettiero 04/10/2010 ore 01:01 @lulet88

    tra i suoi è il mio preferito...l'ho "trovato" da poco ma ne faccio indigestione ogni giorno...bravo, peccato non esser riuscito ancora a beccarlo dal vivo...

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