Faccianuvola Le stelle* il sole; l’arcobaleno)) 2024 - Pop, Elettronica

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L'album d'esordio del cantautore 2002 dondola tra i pianeti della galassia e il pelo della superficie terrestre, aprendo il suo animo sensibile a brani che tengono insieme melodie eteree e di accelerate "popxiane"

"Ho perso la parte migliore di me, l'avrò lasciata su Giove, su Venere, in un posacenere". Basterebbe prendere questo verso per essere già proiettati in quella che è la galassia Faccianuvola, nome d'arte del classe 2002 Alessandro Feruda. È l'attacco di Giove, terzo brano nella tracklist del disco di debutto del cantautore valtellinese: è una canzone sulla difficoltà del dirsi addio e sulla necessità di provare ad andare avanti e ad aprirla c'è questa immagine, che racchiude perfettamente gli scenari che fanno da sfondo a tutto l'album, in bilico tra gli spazi siderali e una dimensione terrena.

Faccianuvola gioca benissimo a dondolarsi tra questi due estremi, come se lui fluttuasse in un punto dell'atmosfera abbastanza strategico per permettergli di sfiorare sia la superficie terrestre che gli astri dalla stessa distanza, tra esplorazioni cosmiche e sognanti e il precipitare a picco su questo piccolo e sconsolato pianeta. Una sospensione evocata anche dal titolo del disco, Le stelle* il sole; l’arcobaleno)), e dal suo stesso moniker, in questa contrapposizione sull'aspetto più riconoscibile di ciascuno essere umano, il volto, e la nuvola, fenomeno volubile nel suo passare attraverso il cielo, mentre noi dal basso cerchiamo di decifrarne la forma.

C'era abbastanza curiosità, quanto meno nei corridoi della nostra redazione, su cosa aspettarsi dall'esame "album-di-debutto" per la matricola Faccianuvola, dopo che il suo live alla notte dei CBCR dello scorso gennaio aveva scatenato un bel delirio di pubblico che lo scopriva lì per la prima volta. Sul palco solo lui e la sua tastiera, e tanto basta. È questo probabilmente l'aspetto più affascinante della sua musica: un minimalismo assoluto nel setup, che si traduce in poi in una follia lucida quando il beat inizia ad accelerare violentemente e la voce martella sillabe come fosse una sparachiodi con l'autotune inserito.

Ad ascoltare Le stelle* il sole; l’arcobaleno)), l'esame viene passato brillantemente: i sentori di "popxismo" che la formula dei brani portano dietro si sfaldano nel momento in cui si entra a dovere nelle atmosfere di Faccianuvola, con il suo sguardo puro a riflettere immagini delicate tra costellazioni sconosciute e immersioni improvvise nel reale. È un romantico cronico Faccianuvola, di quelli irrecuperabili, lo si sente bene in brani carezzevoli – senza mai superare la linea del tracollo diabetico – come Di carta mille baci, ma allo stesso tempo punto dal demone della techno, che viene fuori nei momenti più inaspettati: il ritornello di Seibelləseibellə è una giostra per il cuore, in pieno contrasto con la morbidezza delle strofe, così come la dichiarazione dal profondo di Guance rosse occhi blu viene poi travolta da una cassa che spinge fortissimo.

Così i 40 minuti del disco fuggono via veloci, si attorcigliano su melodie eteree che si trasformano in un rave al confine tra Marte e Sondrio, fanno mille capriole attorno al nostro cervello mentre cerchiamo di razionalizzare i sentimenti di cui siamo inevitabilmente preda. Per questo Faccianuvola cerca di distrarci dal pensare e lasciare che sia solo il sentimento a prevalere, mentre i pensieri vanno portati altrove, caricati su una navicella e mandati lontano. Che la meta sia Giove, Venere o un posacenere, l'importante è che ad andarci siano le angosce, non le emozioni.

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La recensione Le stelle* il sole; l’arcobaleno)) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2024-04-12 00:00:00

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