Gioacchino Turù C'è chi è morto sul Tagadà 2006 -

C'è chi è morto sul Tagadà precedente precedente

Genio o cialtrone? Talento o presa per il culo? Non lo so, ma il dilemma ricorda molto "La Prima Gratta" di Bugo, anche se qui si gioca su un altro campo e con prospettive artistiche diverse. Resta il fatto che non ho ancora capito questo disco e la colpa della mia pessima figura è di Gioacchino Turù, un musicista eporediese che mette insieme diciassette canzoni di anti-pop elettronico a bassa fedeltà, con spruzzate di cantautorato nonsense e schizzi di romanticismo urbano. Quaranta minuti di musica quasi sbagliata. Non sempre comprensibile, non sempre ascoltabile. Eppure c'è qualcosa di importante da qualche parte in questo delirio, anche se non ho ancora capito cosa. Il titolo già lascia trapelare alcuni dettagli: "C'è chi è morto sul Tagadà" è come un ponte tra disagio adulto e divertimento da scuola media. E tutto il disco è infatti un continuo saliscendi tra filastrocche infantili ed improbabili poesie metropolitane. Gioacchino Turù scrive come se fosse affetto da un bipolarismo espressivo. Volgare e romantico, grottesco e delizioso, amorevole e scapestrato. Suona gli strumenti come fossero giocattoli dalle pile scariche e li registra con mezzi di fortuna. La sua elettronica burlesca e pasticciona sfiora i confini del demenziale, ma recupera credibilità con quell'aria semiseria da poeta postmoderno alle prese con intrugli di minimalismo pop. Un Babalot più scanzonato, un Tricarico più confusionario, un Beck molto meno Beck. Insomma, un cantautore con la capoccia un po' deviata ed un'ispirazione discutibile, ma dotato di alcuni colpi strappa applausi che talvolta sembrano casuali. E' probabile che chiunque possa ritrovarsi a canticchiare le sue cantilene strampalate e le sue melodie ubriache. Qualcuno potrebbe innamorarsi del suo lato più sdolcinato, qualcun altro preferirà i momenti di turpiloquio gratuito. Probabilmente in molti resteranno semplicemente disgustati. Di certo Gioacchino non passa inosservato e lascia sensazioni forti. Perchè in questo disco, da qualche parte, deve esserci qualcosa di importante. Forse nemmeno Gioacchino ha capito cosa, ma se riuscisse a scoprirlo, bisognerebbe ascoltarlo molto attentamente.

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La recensione C'è chi è morto sul Tagadà di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2007-07-03 00:00:00

COMMENTI (14)

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  • gianlucalaspezia 13 anni Rispondi

    ..quando esserci o non esserci non è un problema.. la cosa che non capisco delle educate critiche è il nervo sotteso, il non saper prendere. magari non si riesce già più?
    non tutti hanno la fortuna di aver vissuto dove ci si può far trasportare solo dalle emozioni e non dalle automobili (oddio che poi è ancora più in là!)..
    mangiate falene pasteggiando a pastisse, vi sentirete meglio, più leggeri dentro..

  • utente8067 15 anni Rispondi

    Pochi cazzi, "Forza Marco Prandi" è stupenda.

  • sliskovic 15 anni Rispondi

    Si ma poi, alla fine.... chi e che e' morto sul tagada'?

  • utente0 15 anni Rispondi

    ...che ogni cosa può avere una pretesa, se la pretendi.

  • faustiko 15 anni Rispondi

    ...cosa significa questa frase?

  • utente0 15 anni Rispondi

    a me non sa di un cazzo
    i testi sono tutt'altro che simpatici. sono il massimo di ciò che la stupidità dei nostri tempi riesce a produrre di provocatorio.
    e non provoca proprio un bel cazzo di nessuno.
    la merda, la misantropia, il buco del culo, tutta roba già vecchia, cazzo.

    oggi provocazione è essre profondi. onesti. sinceri.
    è essere intelligenti, e toccare il cuore.
    è SAPER fare musica.
    SAPER scrivere.
    questo fighetto che gioca a fare il diverso invece mi fa tenerezza, ma niente più.

    è proprio un paese di stronzi, questo, che non hanno mai letto pasolini e si divertono con puttanate che lui già denunciava 40 anni fa.

  • utente0 15 anni Rispondi

    Il promo digitale non fa una grande impressione, al primo ascolto come nei successivi.
    I Testi sono simpatici, gli arrangiamenti non lo sono affatto. L'impressione è di sentire sempre la stessa nenia. Rumoristica di bassa lega accozzata con cattivo gusto trattandone i canoni in maniera affettata.
    La recensione è inutilmente fuorviante e sconclusionata. Chi ascolta coloro che sono stati citati nella recensione ascoltando il promo evince solo che il recensore ha ascoltato tutti gli attori del teatrino al massimo una volta, di sfuggita, con fare annoiato.
    Si può far di meglio.
    Anche considerando le pretese di tutto.

  • drinktome 15 anni Rispondi

    a te gioacchino turu piace. ma ancora non l'hai capito. ci sei quasi...

  • deliriumdoll 15 anni Rispondi

    E io sarà che sono una tipa che non capisce un c*zzo (niente battutine scontate, grazie cari)... giusto per censurare alla maniera di qualcuno presente tra noi.. ;) mwahahahahah..
    Mah, sono ancora perplessa riguardo le canzoni di Turù.. O_o

  • utente0 15 anni Rispondi

    voi siete pazzi davvero. non ci capisco più niente

IL TUO CARRELLO