11/05/2007

“I cavalli sono alle gabbie di partenza. Partiti!”: così inizia - in italiano - un concept album sull’ippica e sull’emotività, che, subito dopo la chiarificazione introduttiva, passa all’inglese e si inoltra in un viaggio senza luogo. Quella di “Violet Pharmacy” è una musica cupa, proveniente da un animo oscuro, costretto a fare i conti con se stesso e con un immenso spazio vuoto dominato dalla nebbia. Così mi appare l’esordio di Alessio Pinto (già scrittore e giornalista), un album in cui i bassi fanno da padroni e dove tonalità profonde predispongono a quel tipo di contemplazione ad occhi spenti che porta verso l’interno, verso quelle dimensioni difficilmente decifrabili attraverso la logica. Ecco allora che i singoli elementi vengono come assorbiti dall’insieme: più che tracce distinte Fish of April sembra suonare una sola canzone, le cui sfumature si manifestano una dopo l’altra, intensificandosi e riducendosi progressivamente. Un’omogeneità che non vuol certo significare monotonia, ma che potrebbe essere concepita come coerenza: interna all’album e, per aver mantenuto un linguaggio uniforme durante la lunga gestazione di queste dodici tracce, dell’autore stesso. “Violet Pharmacy” trova infatti una sua forma concreta dopo cinque anni di registrazioni caserecce, fatte di improvvisazioni e riproduzioni sonore tutt’altro che professionali, poi cesellate e rese tali grazie alle composizioni e agli arrangiamenti di Paolo Messere, leader dei Blessed Child Opera e dell’etichetta Seahorse Recordings, nonché produttore di gruppi come Ulan Bator e Masie. Insomma, un album fatto per dei momenti, come quelli immediatamente successivi al risveglio, in cui il tempo sembra arrestarsi o rallentare.

---
La recensione Fish Of April - Recensione - Violet Pharmacy di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati