Luca Gemma Tecniche di illuminazione 2007 - Cantautoriale, Alternativo, Pop rock

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Tredici modi diversissimi di illuminare un lievissimo e però lancinante cantautorato pop.

Luca Gemma sa esattamente da che parti muoversi, e come farlo (bene). Con destrezza e furbizia compositiva. Mettendo a frutto le miriadi di collaborazioni macinate sin dai primi ‘90. Si piazza dunque in quelle zone intelligenti in cui si dà ancora “senso alle parole”. E allo stesso tempo non si rinuncia ad arrangiamenti cesellatissimi – magari anche vagamente retrò (“Sogno n.1”, “Settembre”) - che sputano fuori, di tanto in tanto, l’inciso che accalappia (“Così leggera”).

E poi ci sono un paio di carte a suo favore: Luca Gemma – al contrario di moltri altri cantautori dell'ultimo periodo - non recita i versi, o rappa, o altro. Molto semplicemente: canta. E pure bene. E su quella voce sfumata ricama dei pezzi che assomigliano a piccole storie tenere e poetiche, da seguire con partecipazione (“Il nuotatore”). Di quelle che, almeno all’inizio, non puntano ad altro se non a farti una malinconica compagnia.

E poi c’è poco da commentare: almeno due terzi del disco hanno il peso maturo ed anche commovente che solo i grandi cantautori possiedono (“Qui”). Difficile dare riferimenti. A tratti mi ricorda un po’ certo cinico tepore che emanano i pezzi de La Camera Migliore, al netto degli influssi elettrici perché Gemma è sostanzialmente acustico e l’elettrico intarsia ma certo non sostiene. A tratti si lega al suo amico Pacifico, ex sodale nei Rossomaltese. A tratti (“L’universo”) pare un Mango senza tutti i folli virtuosismi vocali. In altri Graziani. O Venuti. Ancora, altri pezzi hanno invece e decisamente il peso della nostra migliore e più imponente tradizione cantautorale. Ma sono solo richiami o abbozzi, perché Gemma è probabilmente il migliore dei conservatori-cantautorali: non innova, non cambia un fico secco pur riuscendo con grande finezza a schivare continuamente la ripetitività insidiosa del genere. Però, scrive con arguzia senza puntare ai massimi sistemi ma parlando di bugie, cambiamenti e sogni infranti. Canta con fascino e adagia la sua voce su arrangiamenti pieni zeppi di roba e nonostante ciò equilibrati. Consegnandoci una musica che ha il suo perché: ci ricorda che senza talento non c’è sperimentazione che tenga. Bastano, così, anche tredici momenti gentili e caldi per andare a segno con stile e grazia.

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La recensione Tecniche di illuminazione di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2007-05-22 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • barbarius 14 anni Rispondi

    Gran bel disco.
    Come e forse più del primo...

  • livere 14 anni Rispondi

    bravo luca.
    bella la rece.