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album Aicha.it - Vittorio Merlo

recensione Vittorio Merlo Aicha.it

2007 -

RECENSIONE
12/10/2007

Eroe della normalità. Esploratore del quotidiano. Campione dell'italianità leggera. Vittorio Merlo è la sinossi per l'immaginario dell’uomo medio italiano. Persona pura e battagliera. Priva di qualsiasi scintilla di talento musicale. Distante cento chilometri dall'arte, ma tenacemente intento a stare un paio di centimetri davanti alla massa. Noi gli vogliamo bene e siamo contenti di parlarne. Perchè da dieci anni ce lo ricordiamo in trincea con pigiama e telecomando. A compiere gesti di ribellione in modo conformista, ma con una sincerità disarmante. Attento, curioso e rispettoso per la musica altrui, fiero della propria e disposto a promuoverla in ogni luogo. Memorabile per la sua esperienza pionieristica con mp3.com grazie al quale, a fine anni novanta, divenne il "cantautore italiano più scaricato in rete", cavalcando inconsciamente il suo gusto per l'ovvietà. E così ecco che "Ferrari" diventa un improbabile inno, insieme allo splendente qualunquismo di "Non sopporto i berlusconi" e "La filastrocca del cavaliere". Momenti indimenticabili per chi a quei tempi era già su queste pagine. Lui intanto guadagna premi, riconoscimenti e targhe. Suona dove capita, in Italia ed in Europa, con quell'aria onesta che gli affideresti tutti i tuoi figli. Scrive persino una canzone dedicata al forum di Rockit: "Anonimo sinonimo codardo". Ecco poi la memorabile "Ho sognato Bruno Vespa" con la collaborazione di Roberto Manuzzi, polistrumentista di Francesco Guccini, con cui arriva all’esordio discografico prodotto da Vince Tempera. Un disco brutto che consacra un uomo normale legittimandolo allo status di cantautore. Vittorio Merlo però non si ferma e rilancia. Così arriva questo "Aicha.it", tributo a Khaled. Ennesimo record del mondo. Trionfo di stereotipi da solo-musica-italiana buoni per la colonna sonora dei talk show sulle tv regionali. Dentro c'è tanto amore per De Gregori. C'è rispetto per De Andrè. Ci sono gli ammiccamenti a Fossati, Rino Gaetano e Jannacci. Insomma, la tradizione italiana, interpretata con quell'aria soffice ed affettata da artista di pianobar. Vittorio però ha questo piglio così ingenuo e surreale da produrre una sorta di aurea artistica involontaria e grottesca, con la sua voglia di essere dissacrante senza riuscirci nemmeno per sbaglio, la sua poetica banale e smielata, la sua retorica disarmante. Eppure merita rispetto. Perché Vittorio ha scavalcato muri impossibili e ci ha fregato tutti. E nonostante io reputi questo disco davvero brutto, in fondo sono contento se Vittorio ne fa ancora.

Tracklist

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Commenti (1)
  • Nicola Bonardi 12/10/2007 ore 12:33

    "anonimo sinonimo codardo"... che tempi!
    :]
    :[

    > rispondi a @nicko
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