Fremir Stoccolma 2024 - Cantautoriale, Indie, Alternativo

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Canzone d'autore che guarda oltre i confini del pop moderno.

"Stoccolma", il nuovo album della band milanese Fremir, composta da Francesca Salzano, Gianluca Giovanna e Mattia Pisani, è un lavoro che si distingue per l'introspezione e la complessità emotiva. Con otto tracce che mescolano cantautorato, folk e pop contemporaneo, il disco esplora le dinamiche dei rapporti umani, affrontando temi come tossicità e guarigione.

Il titolo richiama la Sindrome di Stoccolma, qui definita come “la più nobile che c’è”, un modo per sottolineare il legame ambiguo e contraddittorio che si può instaurare tra vittima e carnefice, metafora delle relazioni difficili e delle dipendenze emotive che permeano il disco.

Tra i brani più interessanti spicca "La patologia", un pezzo che sintetizza il concept dell’album con un testo ricco di immagini vivide e una melodia che rimane impressa. Sul versante sonoro, "Medusa, serpente, mantide" è il pezzo più audace: il suo arrangiamento richiama le atmosfere dream pop e Brit degli anni Novanta, con un tocco nostalgico che si mescola perfettamente alla modernità del sound.

L’album mostra influenze di Levante e Carmen Consoli, soprattutto nell’attenzione alla scrittura: i testi sono curati, poetici, con una ricerca linguistica che si sposa con la struttura melodica. La band riesce a bilanciare la semplicità del folk con arrangiamenti stratificati, dando vita a un prodotto raffinato e accessibile allo stesso tempo.

"Stoccolma" è un viaggio emozionale e musicale che invita l’ascoltatore a guardarsi dentro e riflettere sui propri legami. Un lavoro maturo e consapevole, che conferma i Fremir come una delle realtà più interessanti del panorama cantautorale contemporaneo.

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La recensione Stoccolma di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2024-11-22 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • maxavo 2 mesi fa Rispondi

    Quella dei Fremir, è una realtà musicale che ha radici profonde, come profode sono le tamatiche che affronta; Il loro Album si distingue sia per i testi che per la musica, laddove i primi scavano nella complessita dell animo umano con "immagini" suggestive, sottolineate da metafore fortissime (la medusa non nuota, segue la corrente; vuoi farti trapassare dagli occhi del serpente?; mantide prega con le barccia in aria, ti prende ti mangia, scelta difficile ma necessaria); metafore che parlano delle nostre contraddizioni e sottolineano le nostre complessita di essri umani (stoccolma inteso come "sindrome"), della nostra incapacità di aver un controllo; l'attaccamento ad una patologia che è solo un nome che diamo a qualcosa che ci definisce, e ci rende ciò che siamo.
    Racconta della ragione che esce sconfitta nella battaglia con l istinto, nello scontro generazionale tra due punti di vista dello stesso mondo, e della necessità di perdersi per riuscire a trovarsi a costo di non riuscirci (Padre).Racconta dell'abbandonarsi ad una dipendenza confidando che quella felicità chimica nascoda una "verità", uguale e contraria alla tristezza dalla quale si vuole sfuggire (è maddie). Insomma , temi universali ed allo stesso tempo soggettivi, per i quali ogni visione è valida (questa è la mia) e che solo la musica puo rendere cosi visceralmente "personali". La musica appunto, che in questo caso mi riporta alla mente una sorta di chimera formata dai The Gathering ed i Madreblu, dove la vena psich-rock ( dove "basso e batteria fanno un dettato alle tue ciscere") dei primi si fonde con la poetica intima e complessa dei secondi; ovviamente con tanto altro nel mezzo.
    Interssante che per arrivare a questa profondità siano stati necessari solo "31 moti di rivoluzione".
    Complimenti.