Mystery Harbour The red of twisted feelings 1999 - Psichedelia, Dark

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Questo cd ormai ha compiuto un anno di vita, ma è stato sempre fra i miei ascolti preferiti in tutto tempo questo, forse perché continuo a chiedermi come possa essere una produzione italiana pur avendo (quasi) tutte le qualità per non passare inosservato anche all’estero.

Sappiamo bene, però, che se un gruppo non ha alle spalle una struttura consolidata come una major discografica, difficilmente riesce a far breccia in Italia, immaginiamoci all’estero. E allora non aspettatevi di trovare i Mistery Harbour nei negozi di dischi, a meno che in un futuro, speriamo non troppo remoto, qualche talent-scout sappia valorizzare la loro proposta. Infatti, in questo “The red of twisted feelings” ci sono tutte le prerogative per capire le potenzialità di una band che si muove tra le sonorità di Cure e il suono tipico della Chemical underground (label scozzese in cui militano i Mogwai), senza disprezzare Cranes, Bauhaus e certa musica psichedelica.

Tutti i 9 pezzi del disco hanno un’omogeneità di fondo che, solo per questo motivo, rendono maturo un lavoro che è soprattutto opera del ‘deus-ex-machina’ Loris Massera, ventiduenne da tenere d’occhio; in particolare meritano una citazione la suadente Candlelight, dove il fantasma di Robert Smith aleggia impietosamente; più personale è invece Everything’s lost, brano che mischia i Nine Inch Nails ai Joy Division (ma va?), alleggerendo però entrambi dall’aggettivo ‘industrial’. La perla rimane, però, la penultima Taste of no direction, cavalcata new-wave con un finale di archi assolutamente azzeccato.

In sostanza piacciono soprattutto i suoni delle chitarre, ma anche la produzione del ‘contorno’ è realizzata ottimamente se consideriamo che siamo di fronte ad un’autoproduzione. È con lavori di questo calibro che il rock sotterraneo ‘made in Italy’ cresce e si confronta con le realtà oltrefrontiera.

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La recensione The red of twisted feelings di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2000-05-01 00:00:00

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