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RECENSIONE
27/12/2007

Friuli, Veneto, Sicilia, Puglia: questa la provenienza dei componenti dei Tarantâs. Da qui il melting pot di suoni, accenti e storie che vengono fuori da una produzione che per quanto si possa definire etnica o folk, sa inevitabilmente d’Italia.

Testi impegnati, alcuni in veneto, altri in salentino. Fisarmoniche e percussioni che a volte fanno pensare a sottane colorate che ballano: in definitiva, musica popolare e scene di vita vissuta confuse ad immagini di paesaggi. Dentro, ritroviamo i Modena City Ramblers così come il folk balcanico, qualche sfumatura cantautoriale che sa di vino rosso e una voce che sembra fatta apposta per queste canzoni, intrecciate spesso con melodie mediterranee.
Una traccia su tutte spiega bene l’attitudine ed il tono del disco, oltre che essere la title track: "…chi coltiva gli alberelli, nel suo prato tre per tre/chiede scusa, mi consenta, non vorrei/fa sentire le sue idee negli stambugi elettorali…" Ogni riferimento a persone o fatti è puramente casuale. Ma il punto è che loro lo fanno con garbo e delicatezza, proponendo delle canzoni a volte malinconiche, a volte un po’ scontate, riuscendo, però, a far trasparire passione e cura attraverso un uso intelligente di un genere ultimamente bistrattato e inflazionato.

Tracklist

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