10/05/2007

Mi ero fatta un’idea sbagliata. Dalla presentazione pensavo fosse uno dei tanti gruppi che enfatizza l’aver partecipato a qualche concorso nazionale, nonché l’essere selezionato dal programma Demo di Radio Uno Rai. Non avevo la più pallida idea di quale genere facessero e, per giunta, non ero per nulla predisposta. Tutti fattori che andavano a sfavore dei Lost Property Office, i quali, invece, sono riusciti a spiazzarmi. Non si tratta di un gruppo incredibile. Né della “prossima grande cosa” della musica italiana. Con gli strumenti ci sanno fare: creano un bel suono d’insieme, coinvolgente quanto basta e piuttosto emozionante. Forse il loro merito più grande è stato posizionare “When the stars go crazy” in prima linea: mossa molto intelligente. La prima traccia, infatti, non è di quelle che ti fanno piangere, ma di certo è una di quelle che bloccano il respiro, almeno per un attimo. Già le prime note del piano si insinuano nello sterno, la voce sussurrata, poi, vi si aggrappa più forte. Dopo succede. La canzone parte e ti porta al suo interno. A tenerti là dentro sono soprattutto delle estensioni vocali piene di grazia. Una dimensione ideale che rimanda ai Travis, alle love songs di Maximilian Hecker, al quel James Blunt di “You’re beautiful” e alla delicatezza del John Frusciante solista.

In seguito i Lost Property Office continuano con due pezzi in italiano. Non sono male, ma personalmente li preferisco nella versione inglese. Magari riuscissero a realizzare un intero album sul livello di “When the stars go crazy”… io sono fiduciosa.

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La recensione Lost Property Office - Recensione - True atmosphere di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

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