19/03/2009

“Occhi chiusi” degli En Roco è uscito tre anni fa. Io li ho scoperti in quell'occasione, anche se sarebbe più corretto dire che li ho scoperti nei mesi successivi: se c'è un disco che è cresciuto esponenzialmente negli ascolti, beh, è quello. Grandissime aspettative, dunque, per questo “Spigoli” e grande sbandamento nel ritrovare solo in parte ciò che mi attendevo. Quasi del tutto accantonato il violino, il gruppo decide di svoltare verso un pop più elettrico e canonico. Immutati invece i testi, sempre complessi per costruzione e scelta dei vocaboli. Si verifica così un'apparente scollatura tra parole e musica: la perfetta alchimia fuori dal tempo trovata in “Occhi chiusi” scoppia come una bolla di sapone. Ne restano tracce qua e là, come ne “Gli entusiasti”, ma le coordinate sono decisamente mutate. Il saliscendi del cantato e la peculiare impronta vocale di Enrico Bosio stridono infatti con la maggiore compattezza ed energia dei suoni. Ciò che ne esce è interessante e originale e conferma gli En Roco come autori di un pop di classe e ad alto tasso di qualità, ma è innegabile che su “Spigoli” aleggi un senso di non compiuto, come se tutto fosse ancora in progress. Sono loro stessi, in fondo, a confermare tutto nel pezzo finale: “Ci piace imbronciarci nella melodia / cercare enormi spazi per poi perderci”. La speranza è che in questi spazi il gruppo finisca anche per ritrovarsi, nel frattempo, si continua ad ascoltare con attenzione. Come detto, la possibilità che il tempo e i repeat aiutino i pezzi è tutt'altro che remota.

Commenti (1)

  • federico1980 08/10/2009 ore 21:42 @federico1980

    A mio avviso si tratta di un album bellissimo, decisamente all'altezza degli altrettanto bellissimi primi 2 album:[

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