Sette tracce con un'anima divisa tra alternative rock e cantautorato, in balia di una direzione ancora da prendere.
Passi dal gigante? è il titolo del nuovo disco di Lou Vice, moniker dietro cui si cela Luigi Longo, cantautore e polistrumentista originario di Catanzaro. A più di quattro anni di distanza dall'EP Sorrisi Bruciati, il musicista calabrese classe ’90 - definito in maniera forse un po’ altisonante "il Lenny Kravitz del Sud" - torna con sette tracce che condividono in realtà soltanto l’approccio one-man-band con il musicista newyorkese.
In Passi dal gigante?, Longo suona infatti tutti gli strumenti: dalle chitarre alla batteria, passando per le tastiere, la diamonica e persino il "battito di mani". Un controllo totale che, almeno all’inizio, sembra funzionare. L'album infatti "ti frega", aprendosi con Radici e Milano Laghi, un tandem di brani strumentali che fa davvero ben sperare. La prima è una breve intro costruita attorno a un misticheggiante fraseggio di chitarra elettrica in drop D, suggestivo nonostante la sua essenzialità. La seconda è invece una cavalcata alternative rock che, unendo riff belli abrasivi e synth dal retrogusto prog, sembra il frutto di un improbabile incontro tra Josh Homme in piena Kyuss-era e Tony Banks dei Genesis.
Una partenza al fulmicontone che purtroppo Lou Vice frena sul nascere, incasellando nei minuti restanti del disco cinque brani che si adagiano su una blanda commistione tra pop rock e cantautorato che, di volta in volta, sfiora velleità timidamente elettriche à la Timoria (Un attimo così) o atmosfere latineggianti, figlie della world music di Manu Chao (Corfù), senza però trovare una direzione davvero convincente.
Questo deciso cambio di rotta viene ulteriormente accentuato dall'artigianalità con cui Passi dal gigante? è stato registrato: una scelta che, se nei brani strumentali più ruvidi sembra funzionare, nelle tracce successive, caratterizzate da arrangiamenti più densi e stratificati, finisce per azzoppare il risultato finale.
Anche sul piano lirico, il disco mostra un’anima bifronte. Da un lato troviamo brani come E se domani, in cui strofe sospese tra immagini evocative e scorci più veristi affrontano temi universali come la paura del cambiamento e l’instabilità del presente con genuina sensibilità. Dall’altro, pezzi come Corfù sfoderano ritornelli che sembrano presi in prestito da un tormentone estivo anni ’80, ("Corfù, Corfù, Corfù / Tutto è blu, se ci sei tu") più vicini al Gruppo Italiano di Tropicana che a una reale esigenza espressiva.
A conti fatti, Passi dal gigante? è un disco fatto più di bassi che di alti, penalizzato da una natura frammentaria che non chiarisce fino in fondo quale direzione Lou Vice voglia intraprendere. C'è da dire che forse una maggiore cura nella resa sonora avrebbe reso lo strappo dalla terza traccia in poi meno brusco. Resta la sensazione di un progetto con buone intuizioni, ma ancora in cerca di una forma davvero compiuta: la speranza è che nei lavori futuri Longo riesca a confezionare dischi un po’ più a fuoco.
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La recensione Passi dal gigante? di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-28 00:42:49

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