26/05/2008

La nostalgia delle volte può giocare brutti scherzi. È poco obiettiva e ostinata, si concentra su determinati aspetti con tutte le forze ed è poi difficile farla tornare al suo posto. Rimane all’erta, sempre pronta a sferrare nuovi attacchi. Ho nostalgia degli Scisma. Un sentimento dominante nei primi ascolti di “I nostri costosi obbi feticisti”, che mi ha fatto credere fosse sufficiente rifare gli Scisma, o almeno provarci, per essere degni di apprezzamento, a prescindere dagli esiti.

È a questo punto che la nostalgia è uscita allo scoperto e ho potuto catturarla. Ed è così che ho iniziato ad ascoltare i Fou per quello che sono.

I Fou cantano in italiano. Non una voce, ma due: rigorosamente maschile e femminile, che si alternano e intersecano, proprio come fanno le due rette parallele protagoniste della prima traccia - “Estinzione di un magnete” - che sembrano congiungersi in un punto molto lontano: fenomeno riconducibile alla geometria o alla distorsione percettiva derivante dall’alcool, come si chiedono gli stessi Fou, che cantano “a venti anni di età ho scoperto che due rette parallele si incontrano sempre in un punto all’infinito… o era il vino che ci incrociava gli occhi?”.

Una somma vocale comune a vari gruppi, citandone due si può pensare ai vecchi Scisma, oppure agli attualissimi Baustelle. Ma i Fou non si prestano a semplici paragoni. Essi si distanziano dagli uni come dagli altri. Fanno un pop sbilenco, zeppo di suoni, rumori, effetti e registrazioni. Le loro canzoni, in cui gli effetti rimbalzano sulle chitarre, si ripercuotono sulla batteria e si fondono nel flusso vocale riverberato dal megafono, si memorizzano con facilità. Sono le musiche, come anche alcune singole frasi - molte delle quali davvero geniali – ad imprimersi nell’ascoltatore. Meno immediata è invece la comprensione del senso generale delle tracce, che spesso richiede un’attenzione eccessiva.

I Fou cantano la quotidianità. Una quotidianità radicata nella città di Milano, di cui emergono odori, sapori, abitudini e luoghi. Le sei tracce del disco sono istantanee focalizzate sui particolari: ci sono i kebab del quartiere Isola, c’è il loft in Garibaldi, c’è l’università, c’è il commercio cinese e l’ultimo Imperatore, ci sono gli ambulatori dentistici della mutua, i vinili rigati e i drammi esistenziali.

Questo è un disco pieno di stimoli e di spunti. Le potenzialità ci sono tutte e i risultati sono più che buoni, anche se dei testi meno ermetici, più diretti, sarebbero necessari per un apprezzamento maggiore.

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La recensione Fou - Recensione - Inostricostosiobbyfetiscisti di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

Commenti (1)

  • enver 26/05/2008 ore 20:57 @enver

    gravissimo ritardo

    e avrei invertito il disco in evidenza, ma di brutto proprio

    i fou saranno la sorpresa dei prossimi mesi. per chi già non li conosce, ovvio. "procurarsi guanxi..."

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