Un disco che racconta il presente digitale con ironia e intelligenza.
I Powerillusi arrivano ad Algoritmi Moderni con un bagaglio che poche band italiane possono vantare. Dalla comparsa televisiva su RaiTre alla fine degli anni Ottanta fino alla vittoria del Festival di Sanscemo e a una lunga attività fatta di dischi, concerti e collaborazioni, il gruppo torinese ha costruito negli anni una cifra stilistica precisa: usare l'ironia come lente per osservare la realtà, senza rinunciare alla qualità della scrittura e dell'esecuzione.
Algoritmi Moderni prosegue lungo questa strada con grande naturalezza. Il disco fotografa il presente digitale, le sue ossessioni e le sue contraddizioni, mantenendo quel gusto per la satira intelligente che da sempre caratterizza la band. Il risultato è un lavoro divertente in superficie e sorprendentemente amaro quando si presta attenzione ai testi.
"Ci ha fregati il rock'n roll" è probabilmente uno dei brani più autobiografici dell'album. Dietro il tono scanzonato emerge il racconto di una generazione che ha inseguito la musica mentre intorno tutti sceglievano percorsi più sicuri. La nostalgia viene trattata con leggerezza e autoironia, trasformando una possibile lamentazione in un inno per chi continua a coltivare passioni poco redditizie ma indispensabili.
"L'ha detto internet" centra invece uno dei bersagli più evidenti della contemporaneità. Teorie complottiste, fake news e convinzioni assurde scorrono in una carrellata irresistibile che strappa più di un sorriso. Il ritornello funziona come una sintesi perfetta dell'epoca dei social: se lo dice la rete, allora deve essere vero. La forza del pezzo sta proprio nella semplicità con cui mette a nudo meccanismi ormai quotidiani.
Molto riuscita anche "Video Verticali", una presa in giro delle nuove abitudini visive e della trasformazione del linguaggio audiovisivo. I Powerillusi osservano il fenomeno con sarcasmo, evitando atteggiamenti da nostalgici arrabbiati. La canzone vive di immagini immediate e di una scrittura brillante che riesce a fotografare un'intera epoca in pochi versi.
Tra i momenti più coinvolgenti del disco c'è "Tutti guardavamo Orzowei", autentico viaggio nella memoria collettiva italiana. Il brano elenca programmi, personaggi e riferimenti televisivi che hanno accompagnato l'infanzia di milioni di persone. L'effetto nostalgia è forte, ma il pezzo suggerisce anche una riflessione sul passaggio da un immaginario condiviso a una frammentazione sempre più accentuata dell'esperienza mediatica.
Musicalmente l'album si muove con grande disinvoltura tra pop-rock, folk e sfumature reggae. Gli arrangiamenti sono curati, le melodie restano facilmente in testa e ogni scelta appare funzionale. Il riferimento a Elio e le Storie Tese emerge soprattutto nella capacità di fondere umorismo e precisione musicale, mentre lo spirito dissacrante degli Skiantos aleggia in più di un passaggio. I Powerillusi mantengono comunque una personalità ben riconoscibile, affinata in quasi quattro decenni di attività.
Algoritmi Moderni è un disco che diverte, fa sorridere e invita a riflettere. Riesce nell'impresa di parlare del presente senza prendersi troppo sul serio e senza cadere nella semplice caricatura. Una raccolta di canzoni intelligenti, costruite con mestiere e gusto, che conferma quanto i Powerillusi rappresentino ancora una voce originale nel panorama musicale italiano.
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La recensione Algoritmi Moderni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-04 16:11:56

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