Inside AddictionInside Addiction2025 - Rock, Alternativo

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Un debutto ruvido e visionario che intreccia riff pesanti, tempi irregolari e atmosfere psichedeliche, tracciando un’identità sospesa tra tensione e deriva onirica.

Il debutto omonimo degli Inside Addiction  sembra un disco nato quasi per caso, ma rivela già dal primo ascolto un’identità sorprendentemente definita. Il trio catanese si muove dentro coordinate riconoscibili dell’alternative rock, spingendole però verso territori più stratificati e inquieti, dove il peso del suono diventa materia narrativa.

Le chitarre, accordate in downtuning, costruiscono architetture dense e abrasive, con riff che si muovono lenti e irregolari, spesso spezzati da cambi di tempo che evitano qualsiasi linearità. In questo senso, il richiamo ai Tool resta più una suggestione che un vero punto di riferimento: si ritrova una certa tensione ritmica e un gusto per la dilatazione, ma senza la ricerca quasi matematica della band americana. Qui tutto appare più istintivo, più viscerale.

Accanto alla componente più pesante, emergono trame che guardano al lato atmosferico del rock sperimentale. Alcuni passaggi evocano le derive ipnotiche degli Isis o le sospensioni emotive dei A Perfect Circle, anche se Inside Addiction preferiscono non indugiare troppo nella contemplazione: i momenti onirici sono sempre attraversati da una tensione sotterranea, pronta a riemergere.

Il risultato è un equilibrio instabile tra costruzione e abbandono. Le strutture dei brani non cercano la forma-canzone tradizionale, ma nemmeno si dissolvono completamente nell’improvvisazione. C’è una direzione, anche quando sembra sfuggire. Questa ambiguità diventa uno degli elementi più interessanti del disco, perché restituisce un senso di movimento continuo, come se ogni pezzo fosse in trasformazione.

La produzione mantiene un carattere ruvido, quasi trattenuto, che contribuisce a rendere il lavoro più autentico. Non c’è una ricerca ossessiva della pulizia sonora: le imperfezioni restano, e funzionano come parte integrante del linguaggio del trio.

Un esordio che rischia di passare inosservato proprio per la sua natura laterale, ma che merita attenzione per la coerenza e la personalità che lascia emergere. È un disco che non si concede immediatamente, ma che cresce nell’ascolto, rivelando dettagli e connessioni sempre nuove.

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La recensione Inside Addiction di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-11 08:31:57

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