Un brano che nasce dalla cronaca più oscura e si trasforma in esperienza sonora ipnotica, dove memoria collettiva e tensione interiore si fondono in un racconto denso e necessario.
I Gringo Goes To Hollywood tornano con un brano che affonda le mani nella materia viva della cronaca e ne distilla un racconto teso, cupo, necessario. La collaborazione con Pierpaolo Capovilla non è un semplice incontro di voci, bensì una convergenza di visioni che porta il brano a muoversi sul confine tra testimonianza e immersione emotiva.
L’origine del pezzo risale ai giorni sospesi dell’inizio della pandemia, quando il tempo sembrava essersi fermato e l’informazione procedeva per accumulo, scandita da numeri e bollettini. In quel flusso uniforme irrompono le immagini delle rivolte carcerarie, culminate l’8 marzo 2020 nella tragedia della Casa Circondariale Sant’Anna. Fiamme, caos, morte: tredici persone private della libertà perdono la vita in quello che le indagini definiranno un tragico intreccio di responsabilità e overdose da farmaci sottratti all’infermeria. Un evento che spezza la linearità del racconto pandemico e impone una riflessione più profonda sul concetto stesso di custodia, controllo, abbandono.
Il brano nasce da questa frattura e rifiuta la forma della denuncia diretta per concentrarsi su una fotografia immobile del presente. Non c’è slogan, non c’è proclama, solo una tensione costante che tiene insieme rabbia compressa e residui di speranza, come se il tempo fosse bloccato in un eterno stato di attesa. Musicalmente la struttura si fonda su un arrangiamento soft e controllato, che accompagna l’evoluzione del brano fino a un finale deflagrante, dove il fuzz esplode con un’intensità che richiama certe tensioni viscerali del rock più primitivo e contemporaneo.
La presenza di Pierpaolo Capovilla aggiunge una profondità ulteriore. I suoi interventi non si impongono come protagonisti, agiscono come una voce interna, un monologo che scava e interpella direttamente chi ascolta. È un dialogo silenzioso, quasi una confessione che attraversa il brano e ne amplifica il senso di urgenza e di inquietudine.
Prigioni si impone così come un lavoro stratificato, capace di unire rigore sonoro e densità narrativa. Un brano che non cerca facili reazioni, preferendo lasciare sedimentare immagini, suoni e domande.
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La recensione Prigioni di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-12 08:30:50

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