Un esordio ruvido e viscerale, rivolto al passato del rock indipendente e militante, di cui sente profondamente la mancanza.
Che Società Vogliamo? dei R.I.G.A. è uno di quegli album che, volente o nolente, ti riportano indietro di almeno trent’anni: a un momento storico in cui il rock alternativo e, per certi versi, "militante" stava consumando le ultime boccate d'ossigeno prima di immergersi ad assetto variabile nel next big niente in cui oggi sembra essersi ormai dissolto.
Prodotto dalla conterranea Jetglow Recordings, il disco d'esordio del quartetto padovano nato nel 2022 dall'incontro tra Marco Ferrero (batteria), Nicola Grigion (chitarra), Stefano Maro (basso) e Gianluca Ranzato (chitarra e voce) guarda dichiaratamente alla scena indipendente italiana e non di qualche anno fa, soprattutto sul piano sonoro.
Nei tre quarti d'ora attraverso i quali Che Società Vogliamo? si snoda, a fare la voce grossa sono infatti solo il basso, la chitarra e la batteria, schiaffati nel mix in maniera talmente cruda e viscerale da sembrare quasi registrati in presa diretta. Un suono nostalgico, analogico e squisitamente sporco che, tra quintali di distorsioni e riverbero, ammicca allo spleen post-grunge e alle cosmiche dilatazioni dello space rock sfoderate dai primi Verdena (Voi e Gloria Odor di Noi), ma anche al rumorismo paranoico e dissonante, sospeso tra noise rock e post-punk, à la Sonic Youth (Sei Pronto? e Centomila Mesi).
Un’operazione nostalgica che non si limita al suono, ma prova a estendersi anche ai testi, qui più apertamente "politicizzati", almeno rispetto a quelli scritti da Alberto Ferrari. Ed è proprio su questo piano che il disco mostra qualche incertezza. Brani come i già citati Sei Pronto? e Voi, pur avendo qualche spunto realmente calato nella realtà - "Alziamo il pugno abitudinariamente, alziamo il pugno sempre più stancamente" - indirizzano le loro invettive verso una seconda persona plurale che finisce per renderne il bersaglio sfocato, come un sasso lanciato nell’acqua senza un punto preciso da colpire.
Anche dopo molteplici ascolti, il senso predominante lasciato da Che Società Vogliamo?nelle nostre orecchie è quello della nostalgia: non solo per un certo tipo di suono, ma verso un’epoca in cui la musica indipendente era anche un mezzo concreto con cui prendere posizione e trovare una chiave di lettura al caos del nostro mondo. La cosa più triste è che non stiamo parlando di un passato remoto: sono passati meno di tre decenni. Eppure, nel confronto con il disinteresse provato da sempre più persone verso politica e società, quella stagione sembra distante tre ere geologiche.
A conti fatti, ciò che colpisce davvero del disco d’esordio dei R.I.G.A. è la sua capacità di richiamare, quasi involontariamente, un tempo in cui il bisogno di esporsi, interrogarsi e prendere parola era inevitabile. Un’urgenza che oggi sembra essersi dissolta. E la musica, inevitabilmente, ne porta inevitabilmente i segni
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La recensione Che Società Vogliamo? di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-22 23:58:46

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