Feava Convivere 2026 - Rock, Indie, Alternativo

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Il primo disco dei Feava si muove tra shoegaze, rock, pop ed elettronica, svelando una band poliedrica e credibile, che ti viene voglia di correre a sentirli dal vivo

Lo shoegaze italiano, un universo che da qualche anno si sta popolando densamente con una forte sottocultura, lontana dai canali più mainstream, ha un nuovo nome che da ora in poi difficilmente si potrà ignorare. Si tratta della band romana Feava (dove il dittongo "ea" si pronuncia "i"): cinque componenti. Tre ragazze, Nicole che canta e suona la tastiera, Lucrezia al basso, Valeria alla chitarra; e due ragazzi, Davide che fa canta e fa da contraltare a Nicole, e Diego suona la batteria.

Convivere è il loro primo disco: è il completamento del percorso della band fino ad oggi, tappa dopo tappa con i singoli rilasciati. E al tempo stesso, è una dichiarazione d'intenti o una specie di manifesto programmatico.

Lo shoegaze è il sound che predomina: Nerea, uno dei brani meglio riusciti dell'intero album, è puro shoegaze, animato dall'alternarsi delle voci di Davide e Nicole, che riportano un po' alla mente la dicotomia tra Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio nei primi brani dei Sick Tamburo. Anche A luci spente si muove su binari simili, con la voce di Nicole che volutamente mastica la pronuncia di certi vocaboli, ne allunga le vocali, e rende quello che canta un ibrido tra parola con un significato e fonema di solo suono.

Le sonorità dell'album, però, non si esauriscono certo qua. C'è spazio per pezzi più noir, come Dimenticami, la traccia di apertura di impianto Virginiana Miller; ci sono le sonorità più pop di Bugie, ci sono i sintetizzatori presenti in quasi tutti i brani ad aggiungere contemporaneità e ritmo ai pezzi, e c'è il folk più intimo della title track. Poliedrici, dunque, ma sempre credibili e a loro agio. Il tutto legato dal filo conduttore della casa, metafora di luogo dove prende forma tutto quello che si cerca di costruire, con se stessi e con gli altri.

La gioventù dei Feava ha dato loro l'ardire e il coraggio di sperimentare parecchio nella realizzazione di questo disco. Un rischio ripagato, non dalla fortuna, ma dallo studio e da una buona dose di talento. Ora, è il momento di consolidare quanto di buono mostrato, suonando dal vivo. Un concerto a cui io, se fossi in voi, andrei.

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La recensione Convivere di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-07 15:21:00

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