Tra analogico e synth, un debutto che chiude un percorso artistico lungo 12 anni.
Uscito agli ultimi rintocchi del 2025, HOTEL MONROE ., disco d’esordio eponimo degli Hotel Monroe – che si distingue dal nome della band per quel punto separato da uno spazio che funge da sigillo formale – condensa in poco più di mezz’ora quattro anni di lavoro tra scrittura e registrazione.
Nove tracce, prodotte in totale indipendenza dalla band emiliana insieme a un team di otto collaboratori, capaci di rappresentare la naturale chiusura di un progetto che, proprio come l’anno appena trascorso, "è arrivato al suo naturale compimento". Ben 12 anni di attività che trovano in questo album il loro approdo definitivo, grazie al triplice asse analogico chitarra–basso–batteria intrecciato a filo doppio con costanti incursioni digitali di synth e sequencer.
Il risultato è una mezz'ora abbondante di ascolto che si muove di volta in volta all'interno di una notevole varietà di ambienti sonori: dal post-punk a tinte darkwave dei primi Editors (Non sei e Il Futuro) alle atmosfere sospese tra progressive e new age dei Pink Floyd post-Waters (A Piedi Nudi), passando per un dance-rock à la LCD Soundsystem (Aria) e ibridazioni che toccano pop, funk e industrial (Black Swan).
Particolarmente suggestiva è la rilettura che il gruppo dedica a Fiume Sand Creek di Fabrizio De André: una cover che suona come se Franco Battiato, nel pieno della sua stagione elettropop, avesse chiesto al cantautore genovese il permesso di riplasmare uno dei suoi capolavori.
Sul piano delle idee, HOTEL MONROE . mostra degli spunti sonori davvero interessanti. Il problema è la messa a terra di queste idee che non sempre raggiunge la stessa brillantezza. In alcuni brani, la voce già di per sé acuta e affilata di Roberto Mori emerge dal mix con un volume eccessivo, finendo talvolta per sovrastare le strumentali e spezzare quell’equilibrio che molti arrangiamenti suggerirebbero.
Dettagli tecnici che, con una successiva limatura e "arrotondamento" delle parti vocali, potrebbero rendere questo disco praticamente impermeabile a qualsiasi critica, offrendo il coronamento ideale a un percorso lungo 12 anni. Un finale che sa di compimento ma, speriamo, non di definitiva chiusura.
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La recensione HOTEL MONROE . di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-01 18:22:20

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