Bahia Principe20302026 - Progressive, Indie, Post-Rock

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Tre movimenti e mille identità per un chimera sonora sospesa tra Nord e Sud del mondo.

Come uno sbuffo di fumo che provi a trattenere nel palmo della mano, ma che inevitabilmente scivola tra le dita, sottraendosi a ogni tentativo di essere rinchiuso in uno spazio definito. È questa la figura che meglio incarna 2030, il singolo d’esordio dei Bahia Principe, progetto musicale nato a metà strada tra Milano e Buenos Aires dall'incontro tra Franco Ghirimoldi e Pietro Vicentini.

Prodotto da Spazio Dischi e distribuito da Altafonte Italia, il primo brano del duo italo-argentino prende forma come una vera e propria chimera: una creatura ibrida, costruita su tre movimenti distinti che si susseguono e intrecciano in meno di quattro minuti.

L'apertura di 2030 è affidata a synth glaciali, pattern di batteria metronomici e linee di basso ombrose, intrise di chorus, su cui s'innestano incursioni di chitarra agili e squillanti. Un attacco che, richiamando il post-punkdarkeggiante di inizio anni Zero à la Editors, sembra gradualmente richiudersi in sé stesso, raggomitolandosi in posizione fetale.

E proprio quando tutto sembra sul punto di collassare, l’anima del brano si scuote dal torpore e vira idealmente verso le radici sudamericane del gruppo. Un’immagine che richiama quei momenti in cui, lontani da casa, cerchiamo riparo nella memoria di volti, luoghi e atmosfere che ci hanno visto crescere. 

Dopo la cupa freddezza iniziale, 2030 sposta infatti il proprio baricentro dalle corde metalliche di chitarra e basso elettrici al legno vibrante di un’acustica. Emergono così arie dal sapore ispano-latino, mescolate con un intreccio di voci talmente eteree da sembrare quasi artificiali. Micro-frammenti vocali che si ripetono e si inseguono, costruendo un ostinato digitale capace di pulsare, respirare e tenere insieme il tutto come un sintetico mantra in salsa folktronica.

A chiudere il cerchio arriva una coda strumentale ipnotica e inquieta, dal respiro quasi orchestrale: qui l'iniziale groove chirurgico della batteria e i cori sintetici si fanno via via più ossessivi, mentre fraseggi di tromba ultra-effettata irrompono nel mix accompagnando il brano verso un finale magneticamente sospeso.

Su questi tre movimenti, i Bahia Principe distendono strofe poliglotte, divise tra la lingua italiana e quella spagnola che (ovviamente) irrompe nella seconda ed 'epifanica' parte del pezzo. Versi che rincorrono memorie scomposte e nostalgie suburbane, trasformando ricordi personali in un viaggio emotivo tra identità, distanza e ritorno.

Y como cambió esta ciudad, hermano
Ayer me llevaba de la mano
a través de los años
Y ahora me mira cual si fuera yo el extraño

(Traduzione in italiano)

E come è cambiata questa città, fratello
Ieri mi portava per mano
attraverso gli anni
E ora mi guarda come se fossi io lo straniero

Cantano i Bahia Principe nel loro primo singolo. Sin dal primo ascolto, 2030 è un brano in grado di mostrarsi in tutta la sua sfuggente bellezza: una traccia instabile e viva, attraversata da spinte, reminiscenze e mutazioni sonore che scorrono senza soluzione di continuità in una parentesi temporale sorprendentemente breve.

A conti fatti, un esordio al fulmicotone per un progetto che, con il suo continuo andirivieni tra Vecchio e Nuovo Continente, sembra aver già trovato un'interessantissima cifra stilistica, capace di rivelarsi un asso nella manica davvero prezioso in vista di prossime (e attesissime) pubblicazioni.

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La recensione 2030 di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-19 12:07:31

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