Il secondo disco dei Crema è un insieme di schegge appuntite dal suono ruvido e sgangherato, la prosecuzione della linea segmentata fuoriuscita dal cuore dei Camillas
Esiste la musica che nasce da una presenza, una presenza non proprio desiderata che si trasforma in una sovra esposizione mediatica, invasione di spazi ormai soprattutto digitali, e se va bene anche fisici. E poi esiste la musica che nasce dall'assenza, di un amico, dalla riorganizzazione emotiva di tre persone che con la musica parlano da sempre. Questa è la musica dei Crema, già Camillas, in poche parole una bella cosa, una cosa da collezionisti, piena di raffinatezze nascoste, ironie esplosive e lampi di genio quando meno ce lo si aspetta.
Wowo è il titolo del secondo disco dei Crema, forse un'esclamazione a cui è sfuggita una vocale di troppo, una sbrodolatura grammaticale assolutamente gradita. Le correzioni sono parecchio noiose, la precisione che banalizza tutto lo è ancor di più: così sembrano averci insegnato queste persone, che hanno fatto esplodere il nuovo pop italiano più di dieci anni fa, in compagnia di una brigata sensazionale di figure che riecheggiano in questo nuovo lavoro, perché a tutti gli effetti i Crema sono una linea segmentata che fuoriesce dal cuore dei Camillas.
Otto pezzi, poco più di venti minuti di lavoro,un insieme di schegge - o di luccichini appuntiti - dal suono rock a tratti ruvido, a volte tendente alla psichedelia lo-fi, ma che comincia con Vorrei, una lezione di cantautorato fatta e finita, che ci ricorda la bellezza delle canzoni scritte con le lacrime negli occhi e poca ruffianeria. Non c'è modo migliore per iniziare un disco che creare ponti con altri autori, con la propria storia, e dare l'impressione di aver attaccato semplicemente altre pagine ad un corpus di canzoni già sterminato di per sé, che si rigenera mano a mano che il tempo passa, che si rinnoverà nella forma finché ci saranno le idee e la voglia per farlo. Senza obblighi.
Canta Daniel e canta Vittorio, si canta in italiano ma poi anche in giapponese, c'è un'incursione spettrale di una voce che ripete allo sfinimento "Mamma ho sete" - la quota Giacomo Laser, garanzia di odori spregevoli ma fertili -, si dialoga con la polizia con una certa superiorità sbeffeggiatrice, e alla fine ci si ritrova sempre dove si è stati bene: Dribbling sulla luna, un grande finale sgangherato, dove riecheggia il motivo ricorrente del gioco della palla, questa volta esercitato da un Maradona dell'aldilà, accompagnato da cori da stadio nuovi e luminosi.
Per i Crema - come per i Camillas - scrivere canzoni è inevitabilmente una faccenda concreta, un lavorio continuo che porta ad assemblare elementi che mai ci sogneremmo di mettere insieme. Un ripescaggio di storie che si tengono nascoste per paura che non siano interessanti. Abbiamo bisogno di questi cantastorie, perché grazie al cielo non si vergognano di nulla, nemmeno di alzare il volume al massimo quando serve, nemmeno di mostrare la gioia primitiva con cui si crea la musica più bella, nemmeno di sentire la mancanza di un amico che ha il suo spazio ritagliato in ogni ritornello.
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La recensione Wowo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-23 10:05:00

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