Il primo disco di Matteo Salzano è un autoritratto di fattura eccellente, che parte da una matrice folk minimale per arricchirsi di strumenti e strati, senza mai risultare barocco o eccessivo
Una serie di note strascinate, portate all'estremità del loro carattere espressivo, una serie di note che possono essere chitarra oppure voce, o altri strumenti di corollario. Così si presenta alle orecchie il primo disco diMatteo Salzano, come una disposizione di oggetti che producono suono per il loro contatto, molto spesso cauto e poco brusco. Una scrittura che pare un tintinnio d'autore, e che convoglia in questo lavoro molto particolare, uscito per l'etichetta indipendente Risorgiva.
Nel suo titolo, Rivelarsi, Matteo Salzano mette tutto il significato di quello che oltre ad essere un disco d'esordio è anche e soprattutto un biglietto da visita, un autoritratto di fattura eccellente, pieno di strati eppure mai barocco. Un lavoro studiato e calcolato per essere funzionante, che riesce a dosare gli schematismi e le stranezze, senza esagerazioni tecniche o tristi vuotezze da pop contemporaneo.
Gli otto brani che compongono Rivelarsi sono altrettanti stati dell'animo, espressi con un folk molto bizzarro, che fa della chitarra acustica il suo motore primo, ma che va mano a mano arricchendosi di elementi che non lo rendono un manufatto alla moda, da vetrina del centro. Le piccole incursioni di piano, di batteria, o di flauto, contribuiscono a rendere la musica di Matteo Salzano un qualcosa che ha una traiettoria sghemba, quasi mai prevedibile, che conosce gli schemi della musica e che ci gioca, sospendendo il senso dei testi delle canzoni, per renderli momenti sorprendenti.
E allora ecco l'incipit, Resto qua, un micro brano in cui le parole si ripetono sempre uguali dando l'illusione di cambiare, oppure la title track, un gioiello fatto di variazioni, di silenzi, di presenza e assenza della percezione. O ancora Prosciuga, il brano che accompagna verso la chiusura del disco, una ballata per pianoforte asciutta nei suoni che si frammenta durante i suoi tre minuti di durata, lasciando sempre la sensazione di un lavoro speciale fatto con le parole.
Parole che si allungano per lasciare alla musica lo spazio giusto per schiudersi, come a voler invertire il rapporto di forza che intercorre tradizionalmente tra voce e musica nella canzone popolare. In questo Matteo Salzano è assolutamente radicale, con tutto il suo garbo e le sue piccole follie che sembrano accennare una potenziale parentesi orchestrale - si veda la stupenda chiosa di A volte sbaglio - per poi concludere i brani con grande sintesi. Una grande lezione di pop, di musica da carillon che deve poter essere idealmente contenuta nel palmo di una mano, che deve poter arrivare a tanto così dall'appagare totalmente chi ascolta, per obbligarlo poi a rimettere il disco da capo.
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La recensione Rivelarsi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-06 00:00:00

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