Cybophonia Sway 2025 - Alternativo, Shoegaze, Ambient

Sway precedente

Tra shoegaze, alternative rock ed elettronica, un EP magnetico che inciampa solo sulle voci.

Si intitola Sway ed è il nuovo EP di Cybophonia, progetto dalla natura frontaliera dietro cui si cela il musicista, produttore e DJ italo-svizzero Eros Minichiello. A quasi un anno di distanza da Nothing More, l’artista di Locarno torna con quattro brani che si spingono ancora più a fondo negli ambienti onirici e nebulosi già sfiorati nel suo quarto album.

Un poker di brani che, in poco più di un quarto d'ora, mette in scena un costante gioco di contrasti tra pulsazioni analogiche e inclinazioni digitali, particolarmente evidente nell'uso delle chitarre. Da un lato assaltano i nostri padiglioni auricolari con la cavernosità ambientale dello shoegaze, satura fino all'inverosimile di riverberi e distorsioni (Fading Light e In Love) dall’altro accarezzano i timpani con fraseggi morbidi e argentini, in grado di ricordare l'eleganza alternative rock dei Cardigans (Over Time e Pretend You're Mine).

Un intreccio sonoro che vibra tra le sei corde di una chitarra, su cui Cybophonia innesta synth estatici e sequencer dal retrogusto acidognolo e vagamente vintage, capaci di spingere la seconda metà dell’EP verso territori più vicini all'ambient e alla chillwave.

Se a livello strumentale Sway non mostra alcuna pecca, quando si passa alla parte delle voci le cose, purtroppo, iniziano a incrinarsi. Minichiello sceglie infatti di cantare - anche se solo nella traccia d’apertura, Fading Light - con un inglese abbastanza maccheronico, che finisce per azzoppare il pathos del brano e sconfinare nel temutissimo "effetto Sandy Marton" ("Ui scian tugheder in de feidin lait / Tu distant siadous in de seim long nait"). 

Le restanti tre tracce, invece, sono affidate a voci femminili che, stando all'assenza totale di crediti nei brani e all'ampio uso che Cybophonia ne fa sui suoi canali social, sembrano essere state create con l’Intelligenza Artificiale. Pur nella loro artificialità, il cantato AI riesce a dare una maggiore forma e fluidità ai pezzi rispetto alla performance del musicista elvetico.

A conti fatti, quello che Cybophonia fa con questo suo ultimo EP è complicarsi un po' la vita, proponendo brani cantati in un inglese zoppicante o da vocalist digitali quando avrebbe potuto, semplicemente, cantare in italiano e togliersi ogni impiccio. Un peccato, perché sul versante strumentale l’EP sfodera un sound davvero suggestivo, che oltre ai già citati Cardigans flirta senza sudditanza con artisti del calibro di My Bloody Valentine e Radiohead.

Al prossimo giro, insomma, sarebbe auspicabile una bella sciacquata di panni più nel Tamigi e meno nel Ticino o, più semplicemente, tornare a cantare in lingua italiana. I risultati, ne siamo certi, non potranno che migliorare.

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La recensione Sway di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-06 23:06:09

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